La Marina di Portisco finisce all’asta

Presentate le offerte di acquisto, saranno giudicate da una commissione. Ma si rischia una svalutazione del prezzo

OLBIA. Il futuro della Marina di Portisco nelle mani di tre docenti universitari. Sono loro a comporre la speciale commissione incaricata di valutare le offerte economiche per il prestigioso porto turistico alle porte della Costa Smeralda. Il 27 luglio, infatti, era il termine ultimo per presentare le buste per l’acquisizione dei cinque porti dell’ex rete di Italia Navigando, un elenco di cui fanno parte oltre alla Marina di Portisco anche Capri, Trieste, Marina d’Arechi e Porto delle Grazie.

Nei mesi scorsi era stato pubblicato su alcuni importanti quotidiani economici nazionali l'invito agli investitori a manifestare interesse per questi 5 porti che fanno capo, per intero o solo in parte, all'ex rete Italia Navigando, il colosso pubblico della navigazione in liquidazione da un anno. Partecipazioni cedibili solo in un’unica soluzione senza possibilità di frammentare i singoli porti. La Marina di Portisco, di cui l'agenzia nazionale Invitalia detiene il 100 per cento del capitale sociale (7 milioni e 793mila euro), potrà dunque essere venduta solo in blocco.

In questi mesi si sono rincorsi numerosi nomi tra i possibili acquirenti del porto gallurese, dalla famiglia Molinas, già titolare della vicina Marina di Porto Rotondo, a Renato Marconi della “Marinedi”(Cagliari, Villasimius, Teulada), dal colosso Venezia Terminal Passeggeri alla cordata di Navigo Sardegna, formata da operatori locali del turismo nautico. Su chi in realtà abbia presentato le offerte economiche vige il più stretto riserbo. Toccherà alla commissione di docenti universitari, formata da esterni al gruppo Invitalia, valutare le buste. Prima i commissari dovranno verificare la correttezza della documentazione contenuta in una prima busta, e solo successivamente concentrarsi sulla seconda, quella in cui è stata indicata l’offerta economica per la Marina di Portisco, o anche per tutti e cinque i porti. Un’offerta anomala, perché il bando di gara non prevedeva alcuna base d’asta. Capitale sociale, valore nominale iscritto nel bilancio di Invitalia e una stima commerciale da parte della società di ingegneria intera erano gli unici parametri richiesti.

Di qui il rischio di una svalutazione del pregiato porto turistico, tra i gioielli della nautica da diporto nell’intero Tirreno. 589 posti barca che, in estate a porto pieno, significano 3mila persone che gravitano in banchina. Il tutto per un valore tra i 23 e i 25 milioni di euro, ma senza una base d’asta è più che concreto il rischio che l’offerta non vada oltre i 15 milioni di euro. Anche perché la concessione demaniale scade nel 2029 e non è ancora stata concessa la proroga che ne avrebbe inevitabilmente incrementato il valore. Ecco perché oggi c’è il forte rischio che un pezzo così prestigioso della costa gallurese possa essere venduto, o a questo punto svenduto, a cifre lontanissime dal suo reale valore. Salvo poi magari essere riacquistato una volta ottenuta la proroga della concessione

demaniale. Tra l’altro, la Marina di Portisco è un porto che continua a registrare numeri importanti. Anche questa estate, in linea con la stagione passata, la Marina gallurese, diretta da Vasco De Cet, continua a collezionare solamente segni più. Sia in termini di presenze che di ricavi.

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