Reti del gas, è già scontro

C’è chi vuole il trasporto su gomma e chi invece punta sulla dorsale ex Galsi

SASSARI. Muro contro muro. Sul piano energetico regionale è già scontro. Valutazioni di segno opposto si succedono da settimane. Protagonisti di un dibattito spesso sotto traccia sono operatori, dirigenti sindacali, ambientalisti, associazioni di consumatori. Si discute di tutto. E su tutto. Sì o no ai rigassificatori. Modalità di trasporto del metano. Depositi. Indirizzi. Strategie. Riuso dei progetti per le reti ex Galsi.

Cifre. Oggi, a ogni modo, è difficile fare previsioni sull’investimento finanziario totale: forse sarà superiore a 600 milioni, ma troppe incognite impediscono una stima esatta. Di sicuro, invece, le posizioni presentate dalla giunta collimano con gli impegni assunti da Francesco Pigliaru a inizio 2014 nella campagna a candidato governatore. Per il resto, regna ancora l’incertezza.

Gli industriali. Chiara la posizione dell’Associazione degli imprenditori: «Dopo le linee guida si deve passare subito alla fase operativa», dice il presidente di Confindustria, Alberto Scanu. Che spiega le osservazioni già formalizzate in Regione. A partire dall’assenso sul metano. «Compreso», aggiunge, «quello eventuale nel sottosuolo dell’isola». L’associazione ritiene poi «le opzioni dei rigassificatori e dei depositi costieri non alternative ma complementari». «Mentre per le infrastrutture», incalza Scanu, «occorre approfondire la fattibilità degli impianti di rigassificazione e collegamenti con le reti di distribuzione».

Emissioni di C02. Come gli industriali, sul metano, la pensano con qualche distinguo molti rappresentatni dei lavoratori. Ma al contrario degli ambientalisti gli imprenditori ritengono che «la scelta della Regione per un’economia a bassi consumi sottovaluti attività produttive ad alta intensità energetica». «Le quali – precisano – dovrebbero essere ricomprese con i relativi impatti nei processi programmati: perché l’ambiziosa riduzione di anidride carbonica, ben superiore agli obiettivi Ue, non appare correlata agli effetti sul sistema industriale e occupazionale». Scanu sollecita quindi «sostegni all’efficienza e incentivazioni del risparmio». Sullo sviluppo sostenibile delle rinnovabili, secondo Confindustria, «c’è infine la necessità di un maggiore dettaglio sugli intendimenti di fondo per ciascun tipo di fonte».

Giro d’affari. Non è un caso che decine di operatori stiano acquisendo notizie - a Cagliari, Roma e Bruxelles - su possibili agevolazioni normative. Anche da queste chance dipenderà la scelta di tanti operatori di entrare o no nel business. Ecco perché Confindustria sottolinea «l’assenza nelle linee guida di riferimenti alle risorse fossili e rinnovabili, come il metano e la geotermia, e alle tecnologie solari termodinamiche». Sulle biomasse invece, conclude l’associazione, «c’è sì un richiamo, ma è insufficiente a delinearne la valutazione da parte della Regione».

Il dialogo. A richiedere un confronto incisivo non è solo Confindustria. Confapi intravede tempi lunghi e lancia un appello: «In attesa del metano, il governo nazionale raddoppi il bonus previsto dalla carbon tax». Hanno poi bisogno di «più concretezza operativa per capire meglio» le associazioni ecologiste e i dirigenti sindacali. «In linea astratta e di massima condividiamo però la scelta di puntare sul metano», dicono.

Tanti interrogativi. Ma i rigassificatori sorgeranno sia a Porto Torres sia a Sarroch? E con quali caratteristiche? Ci saranno solo depositi costieri o anche immagazzinamenti all’interno dell’isola? Come arriverà il metano? E in che modo avverrà la distribuzione? Saranno coperti i centri delle zone interne? Sono tutte domande che dovranno trovare risposte.

Le aziende. In ordine sparso le posizioni di grandi gruppi, multinazionali, società e singoli privati. Se tutti concordano sul fatto che la Sardegna ha già un fabbisogno sufficiente di energia, le stime divergono quando si parla di come contenere i consumi, abbassare le tariffe, puntare sul trasporto gommato o su una rete capillare di condotte. Perché ciascuno cerca di salvagurdare i propri interessi settoriali.

Le attese. Nel frattempo c’è chi – per esempio il segretario Upc Antonio Satta – vuole comunque dal governo più impegni. Mentre altri - come la deputata del Pd Giovanna Sanna

- presentano richieste di rinvio, al 2028, «del termine di cessazione della disciplina dei prezzi del gas per i clienti “domestici”». Come dire: al di là dei tempi per attuare il piano regionale, forse 4-5 anni, per ora teniamoci stretto almeno quello che abbiamo.

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