Brandine e sacchi a pelo, la notte dei soccorritori

Il campo base in un pianoro. Il ferito costantemente monitorato da un medico Nella stessa grotta in aprile era stata organizzata una esercitazione

SINISCOLA. «La marcia verso la superficie è già cominciata, sarà lunga e complicata ma siamo fiduciosi su una conclusione positiva della vicenda entro le prime ore del mattino». Poco dopo le 21, il viso di Daniele Maugeri si è finalmente disteso in un sorriso di liberazione. Fino a quel momento, il vice responsabile dei soccorsi aveva mascherato abilmente le preoccupazioni seguendo attentamente, insieme al responsabile delle operazioni sul campo del Soccorso alpino, Carlo Taccori, ogni attimo dell’imponente operazione di salvataggio, coordinando il viavai di speleologi arrivati da tutta la Sardegna per aiutare Boboreddu Manca.

Un’operazione cominciata mercoledì nel cuore della notte quando gli specialisti del Soccorso alpino sono arrivati nella grotta di “Sa conca ’e locoli”, in una zona impervia, ai piedi della catena del Montalbo. Raggiungerla non è facile. Dalla zona industriale di Siniscola, bisogna percorrere un tratto della vecchia provinciale che corre parallela sotto la 131 Dcn e poi svoltare a destra sotto uno dei viadotti. Da quel punto, bisogna infilarsi in una mulattiera sassosa e percorrerla fino alla fine, superando alcune aziende agricole e poi terreni brulli arsi dal sole.

Il campo base è stato allestito in un pianoro alla fine di una gola. Auto che vanno e vengono. Tute e mute subacquee stese sui cespugli ad asciugare. Giovani sdraiati all’ombra dei pochi alberi su brandine e sacchi a pelo. Il caldo è insopportabile, nella gola non arriva un filo d’aria.

«Abbiamo attrezzato il campo alle prime luci dell’alba – hanno spiegato Taccori e Maugeri, quando ancora la situazione era in divenire e la preoccupazione enorme – dopo aver trascorso la notte organizzando i primi soccorsi. L’infortunato si trova a circa 650 metri dall’ingresso della grotta ed è costantemente monitorato da un medico tecnico del Soccorso alpino. Abbiamo attivato il Cnsas nazionale che ha inviato immediatamente alcuni specialisti di salvataggi in grotta del nord Italia. E vista anche la difficoltà di rimuovere i massi che impediscono il passaggio della barella – hanno concluso i due – abbiamo richiesto delle microcariche di esplovo, per il cui utilizzo sono necessarie speciali autorizzazioni dalla Prefettura. Un nostro esperto fuochino le utilizzerà per aprire la strada ai soccorritori».

E così è stato. A “Sa conca ’e locoli” sono arrivati anche i vigili del fuoco con gli esperti del Saf. Un po’ contrariati per essere stati allertati soltanto 15 ore dopo l’incidente in grotta, ma come al solito pronto a impegnarsi. «Se ci avessero avvertito subito forse i tempi del salvataggio si sarebbero ridotti – ha spiegato il vicecomandante Antonio Giordano, che ha coordinato le operazioni

fino a notte fonda –. Conosciamo benissimo questa grotta perché ad aprile, per quattro giorni, avevamo fatto un’esercitazione, simulando addirittura il soccorso a un ferito. Abbiamo predisposto tutto per soccorrere il ferito appena sarà riportato in superficie. Siamo in attesa». (plp)

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