L’esperto: sicuri in grotta, 10 regole per sopravvivere

I consigli di Pier Paolo Serri specialista del Soccorso alpino e speleologico Dalle attrezzature da non dimenticare alle precauzioni da seguire con scrupolo

SASSARI. Dieci regole per sopravvivere in grotta. Eccole: dal tipo di attrezzature agli strumenti, dagli indumenti alle riserve, dalle procedure da seguire in ogni caso ai metodi per fronteggiare pericoli estremi. A spiegare tutti i segreti per un’escursione sicura è uno dei più esperti tecnici del Soccorso alpino e speleologico, corpo nazionale sempre pronto alle emergenze. Solo nella tarda serata di ieri Pier Paolo Serri, questo il suo nome, ha raggiunto in Baronia il luogo dove lo speleologo ferito è intrappolato. Così, al contrario di tanti suoi compagni già mobilitati nei soccorsi, in queste ore d’angoscia è riuscito a trovare qualche minuto per rispondere alle domande che tanti oggi si pongono.

1) Stato di salute. «Per prima cosa non bisogna rischiare d’intraprendere una discesa se non si è condizioni fisiche più che buone – puntualizza in premessa Pier Paolo Serri – Anche i vestiti devono essere adatti allo scopo. Così come le scarpe antiscivolo e i caschi protettivi. Noi in genere indossiamo tute e sottotute resistenti alle abrasioni: e comunque, per evitare sorprese, le sostituiamo spesso, all’incirca ogni due mesi».

2) Analisi preliminare. È quella delle proprie capacità-possibilità e delle caratteristiche degli anfratti. «Perché le cose cambiano a seconda che si debba entrare in una grotta conosciuta, e magari già mappata, oppure si tratti di luoghi da esplorare in tutto o in parte – precisa l’esperto - Anche da tutto questo discende il livello delle altre attrezzature e di ulteriori supporti da portare con sé».

3) Controlli accurati. Prima di ogni discesa, per quanto riguarda le luci, è indispensabile contare su batterie di riserva adeguate. «Le corde? Standard, da 10 millimetri, di nylon: reggono sino a 2.200 chili e sono in grado di superare attriti e resistenze – precisa Serri – Più in generale, poi, va ricordato che speleologo prudente deve servirsi sempre di attrezzature di livello superiore rispetto a quanto ci si deve aspettare sotto terra».Di solito sono solo i soccorritori a essere dotati per le comunicazioni di doppini telefonici con apparecchi a batteria.

4) Discesa in gruppo. «Mai avventurarsi da soli: bisogna essere minimo in quattro – fa sapere lo specialista sardo del Soccorso alpino e speleologico – E questo perché, in caso d’incidente, un compagno deve restare con l’eventuale infortunato e gli altri due risalire in coppia sin fuori per essere a loro volta in condizioni di sicurezza e poter chiedere aiuto».
5) Verifica di stabilità. «Nel momento in cui si fa la discesa occorre controllare la tenuta di rocce, massi e pietre – aggiunge Serri – E, come diciamo noi, “pulire” in vista della risalita: cioè rimuovere ciò che è instabile. Uno dei problemi più frequenti, se non si fa attenzione, è appunto rappresentato da frane improvvise, come pare sia successo nel caso di Sa conca ’e locoli a Siniscola».

6) Meteo e previsioni. Anche questi riscontri sono da fare abitualmente in fase preliminare. Soprattutto durante l’inverno. «E comunque ogni volta che si possa pensare a piogge intense e allagamenti: perché allora i letti dei fiumi interni crescono».

7) Viveri e acqua potabile. Indispensabile programmare il numero di giorni d’escursione e prevedere la quantità di scorte di conseguenza.

8) Kit di pronto soccorso. «È bene averlo anche se nella gran parte dei casi non è necessario – spiega Serri – Parlo, com’è naturale, di bendaggi, lacci emostatici e cose del genere».

9) Valutazione delle lesioni. «Di volta in volta, di fronte alle emergenze, è fondamentale capire a fondo la gravità dell’accaduto per organizzare i soccorsi. Perlopiù tutti noi speleologi conosciamo infatti i problemi che dovremo affrontare: cadute che possono provocare fratture, distorsioni dovute a terreni scivolosi e fango, tagli da sfregamento con stalattiti e stalagmiti e così via».

10)

Raccolta informazioni. «Sempre in premessa a ogni modo è bene che chiunque, di fronte a nuove esplorazioni, si raccordi con persone esperte negli stessi luoghi da visitare», chiarisce Pier Paolo Serri, estendendo quest’ultima raccomandazione particolare ai turisti.

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