Paolo Fresu e Nguyen Le, magico duo tra jazz e world

A “Time in Jazz” un viaggio emozionante in omaggio a Marco Tamburini

INVIATO A BERCHIDDA. Benvenuto a casa Paolo Fresu. Tra le montagne di granito e le vigne verdeggianti di vermentino che da Berchidda accompagnano lo sguardo fino ad Olbia, da dove cento e più volte il trombettista ha spiccato il volo per suonare nel mondo. Eccolo nel cocoon confortevole di Time in Jazz, creatura cresciuta negli anni, sono ventotto adesso, con uno zoccolo di fedelissimi che nel bel mezzo di Ferragosto lascia spiagge e mare per stare ai piedi del Limbara. Tra luoghi impervi e chiesette di granito in segrete campagne galluresi. Ogni volta è una festa di incontri che rinnova il rito antico dell'amicizia. Così anche ieri mattina nella campagna ombrosa di olivastri di Telti, accanto alla chiesa di San Bachisio, un concerto speciale, dove l'enfant du pays ritrova l'ispirazione più genuina gomito a gomito con uno sperimentatore di razza come il chitarrista franco vietnamita Nguyen Le. Un caro amico. Come l'altro geniale e sfortunato Marco Tamburini, trombettista scomparso tragicamente una manciata di settimane fa, e che proprio da queste parti un anno fa, fu protagonista lo scorso anno di un set indimenticabile. A lui è dedicato il rendez vous che ha il sapore dell'evento.

Sono molti anni infatti che Nguyen e Fresu non incrociano gli strumenti. Ed è un vero peccato, perché quello che regalano dal vivo ha il sapore dell'unicità. Come un buon vino maturato a lungo e tenuto in serbo per le occasioni speciali.

Nguyen Le, reduce la sera prima di un omaggio enigmatico e complesso al mito dei Pink Floyd, è chitarrista eclettico e virtuoso, spirito inquieto che ha bisogno degli sprazzi di lirismo che la voce davisiana di Fresu mitiga rendendo più stratificato il suono pirotecnico che Nguyen tira fuori da loop e sample elettronici. Al contrario Fresu, sente sferzante e vivificante il sound del franco-vietnamita sempre in cerca di nuovi approdi. I due entrano subito e straordinariamente in simbiosi, sin dalle prime note, a dispetto dal lungo tempo trascorso senza incontrarsi, spargendo emozioni che il luogo, al limite del bucolico, rilancia come una esperienza spirituale.

Nguyen e Fresu ripartono da dove si erano lasciati anni fa. Da quel formidabile scrigno di perle che fu l'album “Homescape”, disco che il trombettista ricorda venne registrato nel 2003 in boulevard Magenta a Parigi, nella abitazione del chitarrista con altri compagni di viaggio come Dafher Youssef, altro grande amico di Paolo Fresu. Da quel songbook Nguyen estrae il gioiello “Domus de jannas”, un tuffo nel cuore di una Sardegna fatta di suoni di campanacci e la voce evocativa del coro di Santu Lussurgiu mentre esegue una accorata “Ave Maria”. Sono immagini e suggestioni di forte sapore etnico che la chitarra di Nguyen rilegge con atmosfere siderali, cucendo pattern elettronici dove la tromba di Fresu si inserisce con melodici profumi di jazz. E' un viaggio tra elettronica, world music e jazz che non disdegna riletture anche classiche (un madrigale di Pergolesi di sorprendente attualità). In parte ripescate da quel magico “Homescape” con “Stranieri” e “Neon” o rifacendo il verso all'Hendrix di “Angel” (che ispirò la nascita di un bel quartetto poco angelico di Fresu), fino alla sensazionale e biografica “Hanoi”. L'intreccio tra elettronica e jazz è fresco e sorprendente per vivacità e spunti. E qui Fresu mostra una attitudine spiccata che meriterebbe altri episodi. Come dire? Un passo indietro per farne due avanti.

Oggi vigilia ferragostana con un bel carnet di appuntamenti. Si parte alle 12 nella Cattedrale dell'Immacolata di Ozieri per ascoltare il virtuoso della tuba Michel Godard in “Monteverdi-A Trace of grace” rilettura in chiave jazzistica del compositore barocco. Con Godard anche il sassofonista Gavino Murgia, il mezzosoprano Guillemette Laurense e il fisarmonicista Luciano Biondini. Alle 18 a a Loiri Porto San Paolo, Tanca di Lu Bagnu il batterista Louis Moholo-Moholo e il pianista inglese Alexander Hawkins. Alle 21,30 in piazza del

Popolo, la star del pianismo Stefano Bollani con il Danish trio, composto da Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund alla batteria. Alle 23, il quintetto del virtuoso di fisarmonica Vincent Peirani. Chiude al Laber la formazione sassarese dell'Apollo Beat.

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