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Ottana Polimeri, lavoratori sul tetto

A due mesi dalla scadenza della cassa integrazione gli operai chiedono l’intervento della Regione: «Tavolo col governo»

OTTANA. Prima un’assemblea davanti ai cancelli della fabbrica per decidere come riprendere la protesta. Poi la decisione di salire sul tetto dello stabilimento per rendere quella protesta ancora più clamorosa. Così, i lavoratori di Ottana Polimeri, in cassa integrazione fino al 9 novembre prossimo, hanno aperto l’autunno sindacale per riportare all’attenzione dei tavoli politici e istituzionali la loro vertenza che si trascina, irrisolta, da quasi tre anni.

A due mesi dalla scadenza della cassa integrazione, gli operai del gruppo Clivati-Indorama ritornano a fare sentire la loro voce di lotta. Stavolta da oltre cinquanta metri d’altezza. Un gruppo di operai, infatti, ieri mattina è salito in cima al torrione del reparto Cip 400 della polimerizzazione portando con sé lo striscione della protesta.

Che è stato esposto lassù, visibile a tutti. «Siamo stanchi delle chiacchiere – hanno detto i cassintegrati – Ora vogliamo fatti concreti. Rimarremo qui fino a quando non avremo risposte concrete».

A partire da quelle della Regione che deve ancora convocare il tavolo con l’Eni per conoscere le prospettive dell’impianto di paraxilene dell’ex Versalis di Sarroch la cui ripresa produttiva, con o senza l’Eni, è indispensabile per la riapertura di Ottana Polimeri. Sul tavolo c’è la proposta, elaborata dal sindacato e condivisa da azienda e Regione, di rilanciare la filiera della chimica sarda attraverso un processo di revamping degli impianti di Sarroch e di integrazione degli impianti della Saras con quelli di Ottana, sostenendo investimenti che ridurrebbero notevolmente i costi di produzione del pet, la plastica per bottiglie prodotta fino a due anni fa da Ottana Polimeri, e quelli energetici. Finora, però, la proposta è rimasta sulla carta.

Per mandarla avanti occorre il lasciapassare dell’Eni, che deve mettere a disposizione, in modo diretto o indiretto, gli impianti di Sarroch fermi dal 30 novembre 2014. E occorre, soprattutto, che la Regione metta in campo tutto il suo peso politico per costringere l’Eni a sedersi a un tavolo per prendere una decisione definitiva. «Se non è in grado di farlo – hanno più volte ribadito i vertici confederali e di categoria di Cgil, Cisl e Uil anche ieri a fianco dei lavoratori in lotta – deve chiedere l’intervento del governo».

A farsi carico della richiesta sono stati, a fine luglio, gli stessi lavoratori con una lettera a Matteo Renzi nella quale hanno chiesto al premier di convocare un tavolo tra Eni, Ottana Polimeri, Regione e parti sociali per venire a capo della vertenza.

L’appello dei lavoratori è stato raccolto anche dal segretario regionale del Pd, Renato Soru, che ha portato la vertenza all’attenzione dell’assemblea nazionale del partito. Un impegno, quello del leader del Pd sardo, ribadito anche ieri. «Il Pd della Sardegna – ha sottolineato Soru in una nota - segue con attenzione l’evoluzione della vertenza di Ottana Polimeri ed è impegnato nella ricerca concreta di una soluzione che possa garantire il futuro degli stabilimenti e la salvaguardia dei lavoratori».

Intanto, operai e sindacati chiamano ancora una volta a raccolta politica e istituzioni. Un’assemblea aperta si terrà venerdì prossimo, 11 settembre, a Ottana, con inizio alle 9.30.

Per or i lavoratori della Polimeri ricevono la solidarietà del capogruppo del Pd in consiglio regionale Pietro Cocco. «Solleciteremo l’Eni

a definire le reali intenzioni sulle sorti produttive dello stabilimento ex Versalis di Sarroch che è il fornitore della materia prima per Ottana Polimeri - dice il consigliere regionale - verificando il progetto e le proposte di Clivati, anche per il rilancio dell’impianto di Macchiareddu».

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