Tra i filari dell’isola il rischio caporalato

Decine di braccianti irregolari scovati durante i controlli di forze dell’ordine e ispettori del lavoro: molti sono stranieri

SASSARI. Pagati due soldi, neanche l’ombra di un contratto, niente regole, si lavora sino a quando si finisce. Alcuni italiani, quasi sempre romeni, un paio di extracomunitari: tutti molto giovani e soprattutto bisognosi di denaro. Sono lavoratori in nero, fantasmi che si aggirano tra i filari, a raccogliere l’uva per aziende – piccole e grandi – che hanno deciso di risparmiare sui costi della manodopera. Carabinieri, guardia di finanza e ispettorati del lavoro ne stanno scovando a decine, in ogni angolo di Sardegna. Da due settimane, da quando la vendemmia è cominciata, fioccano le denunce. E aumenta la paura che nell’isola possa prendere piede una piaga sinora estranea, quella del caporalato.

I blitz. Sono quotidiani e vedono impegnati sul campo numerosi uomini. Almeno una ventina le aziende controllate, di meno quelle chiuse perché il numero di lavoratori in nero o assunti con contratto irregolare supera il 20 per cento del totale del personale in servizio. Ieri e avantieri nuovi blitz, nel Cagliaritano e nel Nord Sardegna. Quaranta i casi di irregolarità accertati in provincia di Sassari dall’Ispettorato del Lavoro insieme ai carabinieri del comando provinciale e ai militari della compagnia della guardia di finanza di Olbia: tra i 40 lavoratori irregolari, 27 erano in nero. E tra questi 14 romeni, tutti utilizzati dalla stessa azienda per la vendemmia nelle campagne di Loiri Porto San Paolo: raccolta dell’uva interrotta e attività dell’azienda immediatamente sospesa. Gli altri casi sono stati scoperti tra la Nurra, Palau-Arzachena e Luras. Una settimana fa dai controlli era spuntato anche un lavoratore extracomunitario, totalmente in nero. Otto i lavoratori irregolari scovati nel Cagliaritano ieri, 12 quelli venuti fuori dai controlli nella giornata di mercoledì in alcuni centri del Sarcidano.

Maggiori controlli. Rispetto all’anno scorso sono aumentati. Per due motivazioni. Perché da sempre il settore agricolo è la culla prediletta per il sommerso e soprattutto in tempo di vendemmia non tutti – soprattutto le aziende non grandi – fanno regolari contratti al personale chiamato a lavorare per una settimana o poco più. Dice Massimiliano Mura, direttore dell’Ispettorato del Lavoro di Sassari: «Nel comparto agricolo il lavoro nero o comunque irregolare è da sempre molto diffuso. Una quota di braccianti viene impiegata in maniera illecita. Da quando sono iniziati i controlli, più o meno alla fine di agosto, sono emerse numerose situazioni del genere. Alcune molto gravi che hanno comportato, oltre all’emissione di sanzioni, anche la sospensione delle attività». Ma dietro i controlli serrati tra i filari c’è anche dell’altro.

Paura delle infiltrazioni. Per ora non c’è stato neppure un caso. Il caporalato, presente in altre realtà italiane, soprattutto nel Mezzogiorno, in Sardegna non ha attecchito. Ma è forte la paura che lo sbarco massiccio di migranti che da mesi arrivano in Sardegna dove trovano ospitalità nelle strutture d’accoglienza, possa favorire infiltrazioni criminali sinora sconosciute. «Per ora nel nostro territorio non sono stati riscontrati casi del genere – aggiunge Mura – ma l’attenzione è alta perché la presenza di tante persone che vivono in condizioni di indigenza e che avanzano pochissime pretese di tipo economico rappresenta un rischio». Anche Antonio Zoina, direttore dell’Ispettorato del lavoro per Cagliari e Oristano, rassicura sul presente ma conferma i possibili pericoli: «Nel settore agricolo la presenza di una diffusa irregolarità lavorativa è oramai una costante. Le aziende ricorrono al lavoro nero per una parte, circa un terzo, del personale occupato. I controlli – aggiunge Zoina – sono eseguiti anche in funzione preventiva verso ogni possibile infiltrazione da altre realtà del deprecabile fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura». Un fenomeno che oltre mare è largamente diffuso: solo

quest’estate, secondo i dati forniti da ispettorato del lavoro e sindacati, 13 braccianti sono morti mentre lavoravano nei campi, da ore sotto il sole. E quasi tutti avevano la pelle scura, quella di persone in fuga dai loro paesi, arrivate in Italia inseguendo la speranza di una nuova vita.

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