Liuti arabi ed elettronica per Isole che parlano

Prosegue il festival di Palau con Abdallah e Adel Shams el-Din e le armonie tradizionali sarde

PALAU. Dopo l'apertura della sezione musicale del festival Isole che parlano, giovedì a Sant'Antonio di Gallura con il concerto “Circolare” del clarinettista Marco Colonna, la programmazione è proseguita ieri con l'incontro ai piedi della stele della Tomba dei Giganti Li Mizzani. Protagonisti lo stesso Colonna e il musicista turco Görkem Sen, inventore dello yaybahar, incredibile strumento fatto di corde, tamburi, calamite e molle. Sen ha poi dato vita, nel pomeriggio, ad un intenso solo accompagnato dal suono della risacca nella suggestiva cornice di Cala Martinella. In serata il pubblico si è ritrovato a Porto Faro, con le isole dell'arcipelago a fare da quinta, per il duo tra il batterista norevegese Thomas Strønen e un virtuoso dell'Oud, l'egiziano Tarek Abdallah. Oggi il festival prosegue al mattino con l'incontro con Abdallah e con Adel Shams el-Din, uno dei più apprezzati percussionisti del mondo arabo, dedicato a l’oud e il riqq nella tradizione musicale egiziana. L'oud è il liuto arabo, il riqq una sorta di tamburello utilizzato nella tradizione araba sia in ambito classico che popolare. Adel Shams el-Din è uno tra i più esperti nella pratica di questo strumento. Dopo l'incontro, che si terrà presso la chiesa campestre di San Giorgio a partire dalle 11 e 30, verrà eseguito il cosiddetto primo canto. Seguirà un “aperitivo campestre”. Nel pomeriggio spazio alla musica sarda con uno degli appuntamenti più suggestivi del festival: la processione laica dedicata a Pietro Sassu e Mario Cervo con la sonorizzazione della Roccia dell’Orso. La cureranno, grazie al loro repertorio tradizionale tra sacro e profano i Tenores Santa Maria de Otzana e Nostra Segnora de Seunis de Thiesi. In serata appuntamento alle 22 in piazza Fresi con un duo che promette scintille: Karolina Cicha & Bart Palyga, polistrumentisti polacchi, presentano in prima nazionale a Palau il loro album “9 Language”.

Un concerto basato sui suoni etnici generati

da una ampia serie di strumenti tradizionali, che si fonderanno con gli arcaici overtone singing, interagendo poi con batterie elettroniche, samplers e loopers, che danno una pulsione contemporanea agli elementi della tradizione. Il progetto è realizzato in coproduzione con Time in Jazz.

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