La ricerca filosofica di Pulina

L’insostenibile ricordo di Auschwitz

Un saggio sulla memoria dell’Olocausto e la lotta al negazionismo

SASSARI. È il titolo di punta del catalogo 2015 di Diogene Multimedia, casa editrice bolognese specializzata nel campo della ricerca e pubblicistica filosofica. Si tratta di "Auschwitz e la filosofia. Una questione aperta" (pp. 172, € 12), l'ultimo lavoro di Giuseppe Pulina, docente di filosofia al Liceo "Dettori" e di Antropologia filosofica all'Euromediterraneo di Tempio. Accolto con interesse dal mondo culturale ebraico e da quanti, come Pulina, combattono, nel campo della ricerca storica e filosofica, le più recenti tendenze del negazionismo, il libro affronta una delle questioni capitali del dibattito culturale degli ultimi decenni: Auschwitz e la memoria dell'orrore delle camere a gas. Un compito che viene assolto attraverso il ricorso ad una miriade di fonti e l'esplicitazione di una tesi che si fa sempre più nitida di pagina in pagina che vede in Auschwitz uno dei paradigmi della nostra inquieta contemporaneità. Per Pulina, però, Auschwitz non è solo un evento, il più tragico, se si vuole, dell'intero '900, e non è neanche una questione di cifre e nemmeno rappresenta il culmine, il punto oltre il quale sarà impossibile procedere. Per l’autore significa che il compito di noi contemporanei non è un'operazione di censimento del dolore, tant'è che Pulina fa di Auschwitz e dei valori simbolici che incarna, l'abominio metafisico per eccellenza. Lo spettro di Auschwitz e la sua venefica aura di morte e violenza, secondo quanto ha sostenuto Bauman in "Modernità e olocausto", incomberebbero ancora, sempre più gravi e impalpabili, sui nostri tempi. Auschwitz contraddice la classica convinzione del senso comune che vuole che quando si è toccato il fondo ci si possa consolare grazie alla consapevolezza che non si potrà sprofondare ancora e che la discesa agli inferi è ormai giunta al capolinea. È giusto allora far presente che gli europei degli anni '30 pensavano che un evento come Auschwitz potesse davvero materializzarsi, e questo significa che l'impensabile è pur sempre possibile. Proprio l'enormità dell'accaduto - ricorda Pulina - complica d'altronde il ricordo di Auschwitz. La rimozione della tragedia avrebbe subito le forme più diverse, rendendo a volte fiacco e ripetitivo il rituale della memoria.Non a caso, "Auschwitz e la filosofia" è un saggio che non solo interpella la memoria, ma, scavando nei termini della questione, s'interroga sulla stessa memoria, sui suoi cedimenti e sulla sua forse logorata capacità di contenere eventi che ne valicano e prevaricano

gli argini. «La memoria fonda l'identità; è potere (lo hanno pensato filosofi appartenenti ad epoche diverse)è storia e tradizione; per Platone, è addirittura la via d'accesso alla verità. Ecco perché non può esserci banco di prova più attendibile dell'insostenibile ricordo di Auschwitz.

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