Saremar, in 167 rischiano il posto: traghetto occupato

Vertice Regione-sindacati per discutere dei licenziamenti Entro due settimane il bando per le rotte con le isole minori

CAGLIARI. La Saremar si inabissa. E trascina nella sua discesa negli inferi i 167 dipendenti. Tutti hanno già ricevuto le lettere di licenziamento. La società è in concordato fallimentare, schiacciata da 10 milioni di euro di debiti che dovrebbe restituire alla Regione, che la controlla al 100 per cento. Un paradosso nato dalle norme Ue che schianta la compagnia. A originare il buco milioniario è stata la missione Flotta Sarda. Ma questo è passato remoto. Il presente è il lenzuolo appeso sul traghetto “Isola di Santo Stefano” alla Maddalena. «Nave occupata». L’ultimo estremo disperato tentativo dei dipendenti, in sciopero della fame, di salvare la compagnia. Ma è come svuotare il Titanic con un cucchiaino.

Il vertice. L’ultimo, o quasi, atto della compagnia si è discusso a Cagliari con i sindacati. L’assessore ai Trasporti Massimo Deiana ha presentato il piano della Regione. 25 prepensionamenti e 142 dipendenti destinati al licenziamento entro il 31 dicembre. L’unico salvagente è in una clausola che la Regione inserirà nel bando internazionale con cui saranno messe all’asta le rotte che ora copre Saremar. Carloforte, La Maddalena, Santa Teresa. «Troppo poco» per i sindacati. «L’unica possibilità» per l’assessore. E Deiana per rendere più golose le rotte minori mette sul piatto del bando 13 milioni di euro. Soldi che arrivano dallo Stato.

L’iter. Tutto è pronto, entro un paio di settimane gli advisor presenteranno il bando internazionale. Ci saranno 37 giorni di tempo per presentare le offerte da parte degli armatori.

Le reazioni. «È stata respinta la mia idea di fare una divisione marittima dell’Arst per rilevare la Saremar – denuncia il segretario della Filt Cgil Arnaldo Boeddu –. Una volontà tutta politica. Si cancella una società e a pagare saranno i dipendenti». Anche il deputato di Unidos Mauro Pili, che di mattina ha incontrato i marittimi della Saremar a Santa Teresa e La Maddalena, accusa. «Lo sciopero della fame dei lavoratori Saremar è un gesto estremo contro una Regione vigliacca che mette per strada centinaia di famiglie per perseguire gli affari di privati». Critiche anche dal centrodestra. Il portavoce dei Riformatori Michele Cossa critica la scelta dell’assessore. «Si gettano sul lastrico centinaia di famiglie sarde».

L’assessore. La Regione per ora non entra nel cuore della protesta, ma cerca di salvare i lavoratori. «Siamo in attesa di conferma da parte del ministero dell’Economia dell'esatta entità delle risorse. Le tratte dovrebbero essere messe a bando per i prossimi 9 anni, con un finanziamento di 13 milioni di euro ogni 12 mesi. Gli advisor verificano la praticabilità di clausole da inserire nel bando per tutelare i lavoratori che rischiano il posto».

Il sindaco. «La situazione a La Maddalena precipita – accusa il sindaco Luca Montella in una lettera inviata a Pigliaru –. Lo sconforto dei marittimi e delle loro famiglie è così forte da percepirsi la preoccupazione del possibile sviluppo di gesti disperati. Non possiamo rimanere inerti di fronte a una situazione che avrà inevitabili ripercussioni sul territorio per l'uscita del servizio pubblico dal collegamento nostro con la terra ferma. Le conseguenze sociali ed economiche sono tali da non giustificare in alcun modo la perdita delle

garanzie che la Regione deve dare ai propri concittadini». Di qui la richiesta di un intervento da parte della Regione «in grado di invertire una rotta che, ancora oggi, si rivela del tutto ingiustificata; un intervento immediato che porti a salvaguardare sia i posti di lavoro che i servizi».

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