Sardegna.it, collegio sindacale all’attacco: illegittimo lo stipendio di Marcello Barone

Il dirigente incassa 50mila euro all’anno in più rispetto al tetto stabilito dalla giunta regionale. Cauto l’assessore agli Affari generali Demuro: «Prima l’istruttoria degli uffici, poi gli atti conseguenti»

CAGLIARI. Appena quattro giorni fa il collegio sindacale di Sardegna.it ha affrontato il problema di Marcello Barone, l’amministratore unico che incassa uno stipendio lordo di 179 mila euro all’anno - novemila euro netti al mese - malgrado la Regione abbia stabilito che il tetto massimo degli emolumenti per i dirigenti esterni all’amministrazione sia di 126 mila euro.

Scrivono i sindaci, presidente Palmiro Poddie: «Il collegio si trova nella peculiare situazione di dover valutare l’indebita percezione di un compenso superiore a quello dovuto, stante le contradditorie indicazioni del socio stesso. In sostanza l’amministratore unico ha sicuramente percepito un compenso per la sua attività superiore a quello previsto dalla deliberazione numero 35/22 del 28/08/2012 della giunta regionale».

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In altre parole l’amministratore di Sardegna.it si è aumentato lo stipendio da solo, all’insaputa del collegio sindacale e in contrasto con quanto impone la Regione. Conti alla mano, Barone finora ha incassato nell’arco di due anni circa 90 mila euro in più di quanto avrebbe dovuto. Sforando sui limiti imposti dalla Regione, come già aveva fatto nel 2012: a leggere una nota di segnalazione inviata dall’ex presidente di Sardegna.it ai dirigenti regionali il manager originario di Cremona, portato in Sardegna dall’ex governatore Ugo Cappellacci, aveva già provato ad assegnarsi un sostanzioso ritocco allo stipendio. Tentativo andato a buon fine finchè il collegio sindacale non l’ha richiamato al rispetto del tetto retributivo.

In quel caso il manager prese atto della censura e decise di restituire a rate la somma percepita illegittimamente. Poi però la sua busta-paga è lievitata di nuovo, mettendo in imbarazzo i sindaci di Sardegna.it e la direzione degli affari generali, che ha scritto al presidente Francesco Pigliaru e all’assessore Giammario Demuro per denunciare l’anomalia e chiedere un intervento chiarificatore.

La giunta ha preso atto di quanto sta accadendo a Sardegna.it e ieri sera è stato l’assessore Demuro a rilasciare via mail una stringata dichiarazione: «La direzione degli affari generali sta accertando quanto segnalato e verificando gli atti richiesti agli organi di controllo. Qualsiasi decisione o atto successivo dipenderà dagli esiti dell'istruttoria e degli approfondimenti che siamo in attesa di conoscere».

Insomma, si dovrà passare per una fase istruttoria, che a giudicare dai documenti consegnati da Magi non potrà essere lunghissima: a parte lo stipendio, che risulta dalla contabilità e dai verbali del collegio sindacale, c’è un malloppo di ricevute del B&B di piazzetta Savoia, dove Barone pernotta una quindicina di volte al mese a spese di Sardegna.it malgrado il suo contratto non lo preveda: in tutto sono 24950 euro che il manager avrebbe dovuto pagare di tasca propria. Ci sono le due automobili acquisite in leasing a spese pubbliche, una Peugeot 407 e una Fiat Bravo che il manager - stando alle segnalazioni di Magi - usa per viaggiare tra Cagliari e Oristano, la sua residenza privata.

Un’abitudine che sembrerebbe confermata dalla dichiarazione pubblicata al servizio trasparenza del sito di Sardegna.it sulle proprietà di Barone, dove non risulta alcuna automobile privata. Peraltro nel sito risulta anche lo stipendio - 169 mila euro, diecimila in meno di quanto gli viene contestato nella segnalazione di Magi - ma finora nessuno in Regione si era accorto che Barone incassasse 50 mila euro in più di quanto gli fosse consentito.

Ora non resta che attendere le decisioni degli uffici regionali. Barone è sotto contratto fino al 2017, chiunque conosca le norme del codice civile sa che non è semplice risolvere un contratto senza una ragione seria e inoppugnabile. Il caso recentissimo della dirigente di Sardegna Ricerche Ketty Corona insegna: dichiarata irreperibile dal Comune di Cagliari, ha continuato a lavorare finchè la Regione non ha soppresso l’agenzia con una legge.

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