I sindaci del Nord in trincea: Sassari e Cagliari, pari dignità

La riunione con oltre 60 primi cittadini: si chiede alla Regione di istituire un’altra città metropolitana Il tentativo di organizzare un fronte unico con la Gallura per cambiare subito la bozza della legge

SASSARI. La riforma degli enti locali, almeno così come l’ha disegnata la giunta guidata da Francesco Pigliaru prima di affidarla nei giorni scorsi all’esame del consiglio regionale, va assolutamente emendata. Per non dire stravolta. E non c’è tempo da perdere. Su questi punti - anche se con differenti argomentazioni e proposte - sembrano trovarsi d’accordo praticamente tutti i sindaci del Nord ovest della Sardegna, i quali temono che attraverso la creazione di un’unica città metropolitana (quella di Cagliari) il cosiddetto Capo di Sopra finisca per perdere nell’immediato ogni possibilità di accedere ai principali progetti e finanziamenti europei, e nel medio termine persino le più importanti istituzioni. A cominciare dall’ università, nata oltre 450 anni fa.

Il malcontento dei rappresentanti dei comuni del Sassarese, rimasto per un bel po’ latente, è esploso in tutta la sua indignazione ieri pomeriggio nel corso di un’assemblea convocata nella sala convegni del comando della polizia municipale del capoluogo turritano. Una riunione dai toni a tratti molto accesi nella quale, tra il serio e il faceto, si è persino arrivati a mettere in discussione il ruolo di Cagliari come capitale dell’isola. E dove i circa sessanta sindaci presenti si sono lasciati ripromettendosi di unire le forze per farsi sentire sino al Consiglio di via Roma, magari fissando già per la settimana prossima un nuovo incontro a Oschiri con i “colleghi” della Gallura.

Niente campanilismi. A chiamare a raccolta i sindaci del Nord ovest, ma anche gli esponenti del mondo produttivo, politico e culturale del territorio, è stato il primo cittadino di Sassari Nicola Sanna, che tuttavia sin dall’inizio del suo intervento ha precisato che la guerra al “cagliaricentrismo” non è certo fatta in nome di sterili campanilismi. «Non siamo qui per cercare lo scontro – ha esordito –, ci preme soltanto partecipare attivamente e con impegno a questa discussione con l’obiettivo di trovare una soluzione che accontenti tutti». Parole di distensione confermate anche dalle sue successive affermazioni. «Posto che non vogliamo più le province – ha aggiunto – io credo che il modello da seguire sia quello contenuto nella riforma Delrio: una governance di livello europeo dove non prevalga solo l’interesse di chi è più forte economicamente o di chi ha più abitanti, ma dove tutto si giochi grazie alla concertazione».

Pari opportunità. Certo è che anche per il numero uno di Palazzo Ducale a tutte le aree della Sardegna vanno garantite pari opportunità e che c’è bisogno di maggior equilibrio tra i dui capi dell’isola. «Non la si vuol chiamare città metropolitana – ha concluso Sanna –, e allora la si chiami come più piace al legislatore, ma Sassari deve avere le stesse identiche funzioni di Cagliari, perché ha la stessa forza numerica, storica e sociale e ha diritto di godere delle stesse prerogative».

Proposte. Tra le proposte messe in campo ieri pomeriggio spicca quella illustrata da Franco Cuccureddu, titolare della fascia tricolore a Castelsardo. Per lui e per il gruppo di politici e intellettuali che l’hanno elaborata o sottoscritta (da Arturo Parisi a Mario Segni, tanto per fare due nomi noti a tutti) è necessario istituire due città metropolitane: quella di Cagliari (coincidente con la vecchia provincia e con l’Oristanese) e quella di Sassari (che invece ingloberebbe la Gallura e il Nuorese).

Riconoscimento storico. «Non c’è motivo per negare a Sassari lo status di città metropolitana», ha tuonato Cuccureddu sventolando addirittura un testo in latino dell’XI secolo in cui si parla della città di Torres, «detta metropoli». Discostandosi da Nicola Sanna, infatti, il sindaco di Castelsardo fa notare da tempo come la dicitura città metropolitana sia un elemento sostanziale e non formale. «L’Unione europea – ha concluso – darà i finanziamenti solo ai centri che si potranno realmente fregiare di quel titolo e se noi non lo potremo fare saremo una provincia destinata a morire presto per asfissia».

Amarezza. Parole molto nette contro il disegno di riforma degli enti locali sono arrivate dai sindaci di Ploaghe, Ozieri, Bultei e Santa Maria Coghinas. Ma è stato il primo cittadino di Nulvi, Antonello Cubaiu, a pronunciare le critiche più dure. «Mi amareggia – ha detto – pensare che siamo qui a discutere per una cosa che ci spetta di diritto. Noi sardi siamo davvero

campioni di autolesionismo: abbiamo la possibilità di istituire due aree metropolitane e ne facciamo una sola. Qualcuno mi dice che la riforma non passerà, ma i numeri in politica contano più della ragione e degli ideali. In ogni caso non rinunceremo a lottare».

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