INDAGINI CHIUSE

Costa Smeralda, Fiordalisi accusa: ci fu associazione per delinquere

Nei guai finiscono l’ad di Sardegna Resorts Mariano Pasqualone e l’ex Aleksandra Dubrova Il reato esteso anche all’ex capo ufficio Urbanistica Antonello Matiz e al progettista Tonino Fadda

TEMPIO. La vendita esentasse della Costa Smeralda, le presunte collusioni per allineare l’interesse pubblico alle richieste private, gli abusi edilizi mascherati da interventi di qualificazione ambientale. Il tutto, secondo l’accusa, avvolto nei seducenti e costosi abiti della corruzione che da decenni sarebbe alla base di ogni iniziativa nell’ex regno di Karim Aga Khan.

Queste le pesantissime ipotesi di reato che Domenico Fiordalisi contesta ai vertici della Costa Smeralda, a funzionari comunali del settore urbanistico, ai tecnici che hanno predisposto i progetti di ampliamento degli hotel a cinque stelle, a costruttori. L’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione è stata contestaste, negli avvisi di concluse indagini della prima delle tre inchieste condotte dal capo della procura gallurese, a Mariano Pasqualone, attuale amministratore delegato di Sardegna Resorts srl, al predecessore Aleksandra Dubrova, una manager originaria di San Pietroburgo (voluta alla guida della cassaforte smeraldina dall’ex proprietario Tom Barrack) dell’ex plenipotenziario del settore tecnico e urbanistico del Comune di Arzachena Antonello Matiz e dall’ingegnere cagliaritano Tonino Fadda, il professionista originario di Ortueri al quale la Dubrova e Tom Barrack affidarono gli ampliamenti dei resort pentatellati.

Stando alle indagini condotte da guardia di finanza, carabinieri e dalle sezioni di polizia giudiziaria della guardia costiera i quattro avrebbero messo in piedi un «sodalizio criminale con il compito di sfruttare, attraverso una fitta rete di conoscenze, i diversi membri delle commissioni commissione tecnico-urbanistica regionali», il tutto finalizzato, stando ad un documento rinvenuto nel computer personale di Tonino Fadda, a «preparare una vantaggiosa condizione di sfondo nei rapporti istituzionali, politico amministrativi, economico sociali e culturali che risulti concretamente utile per agevolare le iniziative che concorrono allo sviluppo del “Sistema Sardegna”... abbiamo sviluppato delle buone relazioni basate sostanzialmente sulle personali conoscenze... hanno portato ed ancora portano concreti benefici ai nostri programmi».

Un riservatissimo vademecum indirizzato a pochi, a quei «cari tutti» in indirizzo che avrebbero dovuto far parte di quel “Sistema Sardegna” messo in piedi per aggirare le normative anticemento e, in alcuni casi, chiudere più di un occhio sulle costruzioni realizzate e che «insistono nella fascia dei 300 metri dal mare». Per aggirare questo ostacolo uno dei membri della “Commissione regionale per il paesaggio e la qualità architettonica”, Antonio Tramontin (anche lui indagato per concorso in corruzione da parte di un pubblico funzionario) viene definito come «un nostro consulente nel P.S», il Progetto Sardegna.

La figlia del funzionario regionale ottenne una consulenza per la quale la Sardegna Resorts liquidò una parcella da 50 mila euro. Il gruppo non si limitava a fare affari tra di loro, ma coinvolgeva costruttori fidatissimi, come Angelo Antonio Filigheddu, l’impresario di Arzachena imparentato con i Matiz il quale si era aggiudicato, con la sua società Ainocal srl, commesse per oltre 16 milioni di euro per realizzare le nuove suite del Romazzino, Pitrizza e dell’Hotel Cervo. Questa era una delle condizioni imposte, stando ai capi d’accusa, da

Antonello Matiz al gruppo che faceva parte di Progetto Sardegna in cambio delle concessioni edilizie rilasciate con lo scudo (bucato) del Piano Casa. Nell’inchiesta sono finiti anche l’ex capo dell’ufficio tecnico comunale Libero Meloni e l’ex comandante dei vigili urbani, Giovanni Mannoni.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie