Droga dal Marocco, dieci gli arrestati

Torna in carcere anche Albino Portoghese, trafficante ex detenuto a Panama. Un codice segreto per comunicare

CAGLIARI. C’era chi trafficava droga da oltre dieci anni nell’associazione per delinquere di almeno dodici «grossisti» stroncata dal Nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Cagliari, che dal Marocco attraverso la Spagna era in grado di portare in Sardegna almeno un quintale di hascisc ogni 30-40 giorni, più cocaina e marijuana, con un giro d’affari stimato in almeno 10 milioni. Al vertici della banda, c’era secondo gli inquirenti Albino Portoghese, 46 anni, noto come il «boss» della droga del quartiere cagliaritano di Sant’Elia. Collaborava con lui Marco Cadeddu, 35 anni di Selargius. Un terzo leader, un cagliaritano, assieme a un’altra persona, è tuttora ricercato all’estero. Sono quindi dieci, per ora, le misure di custodia cautelare eseguite. Altro elemento di spicco era Enrico Uda, 43 anni, un commerciante incensurato originario di Quartucciu che gli amici chiamavano «Rambo». Nella perquisizione della sua abitazione di Sinnai i carabinieri hanno sequestrato buoni fruttiferi, 5mila euro in contanti e due pistole con quattro caricatori.

Ex latitante, e già capo dello storico gruppo ultrà «Furiosi» del Cagliari Calcio, Portoghese era stato arrestato a Panama nel 2012: nel carcere di quel paese nel 2013 aveva continuato a tenere le fila dell’organizzazione per telefono, poi era uscito alla fine di quell’anno per un vizio di forma, senza bisogno che i suoi complici mettessero in atto un piano per farlo evadere, concordato con narcotrafficanti colombiani. Nel marzo scorso la Guardia di finanza, proprio in base alle primi esiti investigativi dei carabinieri, gli aveva sequestrato 2,7 milioni di euro, intestati anche a moglie, figli, genitori e perfino a sua nonna. Tornato a Cagliari, nel suo quartiere, Portoghese è stato arrestato all’alba assieme alla moglie Maria Caterina Gessa, 51 anni, finita ai domiciliari. Per il presunto boss si sono aperte di nuovo le porte del carcere a Uta. Gli altri arrestati sono Roberto Mainas, 38 anni e Roberto Brughitta, 33 anni entrambi di Quartu, Federico Marcia, 29 anni e Luca Mascia, 44 anni di Quartucciu di 44 anni, e Maurizio Cadeddu, 35 anni di Selargius, fratello di Marco, che nell’organizzazione aveva il compito di procurare, con frequenza quasi giornaliera, schede telefoniche anche spagnole per rendere il più possibile sicure le comunicazioni fra i componenti dell’organizzazione. In carcere, oltre a Portoghese e Marco Cadeddu, sono finiti Uda, Mascia, Corda e Brughitta, mentre per gli altri quattro sono scattati gli arresti domiciliari. A leggere l’ordinanza del gip Giampaolo Casula, che ha accolto le richieste del pm Sandro Pili, l’organizzazione sgominata ieri poteva contare su una rete di «fedelissimi» cui elargiva denaro, lavoretti e favori di vario genere. Se uno dei corrieri dell’hascisc veniva arrestato, l’organizzazione si faceva carico di tutte le spese legali ed era arrivata anche a pagare le sedute di psicoterapia per la moglie depressa di uno degli arrestati. La banda di trafficanti aveva anche studiato una sorta di codice «Enigma» per comunicare i numeri di telefono associati alle schede che i vari componenti cambiavano quasi ogni giorno per ridurre il rischio di essere intercettati. Ruotava attorno alla frase in spagnolo «hijo de puta» il sistema crittografico, elementare ma efficace messo a punto dai «grossisti» scoperti

dagli investigatori del comando provinciale di Cagliari: a ogni lettera della frase era associato un numero. I trafficanti si inviavano così sms con una serie apparentemente senza significato di lettere, alle quali, col tempo, gli investigatori sono riusciti ad attribuire un significato.

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