La rivoluzione della sanità in Sardegna: ecco la nuova mappa degli ospedali

Come cambierà la rete dell’assistenza sanitaria nell'isola. La nuova struttura pensata come una piramide alla cui vetta ci sono i centri di eccellenza di Cagliari e Sassari

La piramide della salute cambierà eccome con il riordino dei posti letto. Per gli ospedali cambierà la mappa delle gerarchie: i lavori sono ancora in corso, potrebbero esserci altre correzioni, ma siamo ormai dettagli che comunque sono sempre importanti se non vitali quando c’è di mezzo il diritto alla salute e all’assistenza . Però attenzione – è stata la puntualizzazione della Regione – «non ci saranno ospedali promossi e altri declassati. Cambierà solo la loro destinazione d’uso, per evitare sprechi e doppioni fra i reparti».

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La mappa. Va immaginata come una piramide. Ha la base larga: è la sanità diffusa, dai medici di base fino agli ospedali di comunità, con la possibilità di ricovero per i pazienti post acuti (non più in emergenza) o assegnati all’indispensabile servizio di prevenzione. Prima di arrivare al vertice della piramide, si sa, c’è sempre un passaggio intermedio. Ed è a metà della mappa che la Regione ha posizionato gli ospedali di base e quelli di primo livello. Infine, in cima alla gerarchia, ci sono i due poli ad alta specializzazione, uno a Sassari e l’altro a Cagliari.

Case della salute. Saranno 22, quanti sono gli attuali distretti sanitari e garantiranno questi servizi: poliambulatorio territoriale con la presenza di uno o più medici di medicina generale, una postazione del servizio emergenze-urgenze (l’ex 118 che sarà gestito dall’Azienda Areus) e la guardia medica. Quattro case della salute sono già operative a Laconi, Lunamatrona, Villacidro e Pula. Dodici sono in fase avanzata di costruzione ad Arbus, Carloforte, Fluminimaggiore, Giba, Macomer, Mandas, San Nicolo Gerrei, Sant’Antioco, Senorbì, Siniscola e Tortoli. Sei sono ancora da assegnare.

Ospedali di comunità. Saranno quattro: il Delogu di Ghilarza, lo Zonchello Nuoro, l’Alivesi Ittiri e l’ospedale civile di Thiesi. Garantiranno i servizi legati a queste specialità: pronto soccorso anestesia, medicina, chirurgia, ortopedia, radiologia ed emoteca. Qui potranno essere ricoverati anche i pazienti che hanno subito interventi chirurgici non complessi, i lungodegenti. Sarà previsto anche il servizio di prevenzione.

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Ospedali di base. In questo momento, è la fascia più incerta. Dovrebbero essere quattro, ma Alghero (Marino), Ozieri (Segni), Tempio (Civile) e Lanusei (Nostra Signora della Mercede) potrebbero essere potenziati, ma dipenderà da come sarà organizzata la rete ospedaliera nei rispetti distretti di appartenenza. Correzioni a parte, dovranno avere il servizio di pronto soccorso e garantire le stesse specialità degli ospedali di comunità con prestazioni multidisciplinari. Confermati i posti letto ma non dovranno essere superiori a 15-20.

Ospedali di primo livello. Saranno otto: San Francesco Nuoro (con i servizi però rinforzati), Giovanni Paolo II Olbia, Cagliari (Santissima Trinita e Ospedale universitario), San Martino Oristano, Sirai Carbonia e Cto Iglesias nel Sulcis, il Nostra Signora di Bonaria San Gavino. Dovranno garantire queste specialità: medicina, chirurgia, anestesia e rianimazione, ortopedia ostetricia e ginecologia, pediatria, cardiologia con l’unità di terapia intensiva, psichiatria, oncologia, oculistica, radiologia, Tac, ecografia, urologia, otorinolaringoiatria, terapia non intensiva, centro traumatologico. E ancora il reparto speciale di Stroke unit per chi è stato colpito da ictus e quello di emodinamica ogni 300mila abitanti.

Poli ad alta specializzazione. Saranno due: l’ospedale universitario di Sassari, insieme al Santissima Annunziata) e il Brotzu di Cagliari, che da poco più di un mese amministra anche il Microcitemico e l’Oncologico. Saranno le eccellenze della sanità sarda. Oltre all’offerta degli ospedale di primo livello, garantiranno queste specializzazioni: cardiologia con l’emodinamica 24 ore su 24, cardiochirurgia e rianimazione, neurochirurgia, chirurgia vascolare, toracica, maxillo-facciale, endoscopia complessa, broncoscopia, radiologia con Tac ed ecografo, rianimazione pediatrica e neonatale, medicina nucleare, centro trauma di secondo livello, chirurgia plastica e il reparto avanzato per la cura dell’ictus.

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Ospedali speciali. Sono i quattro che dovranno garantire l’assistenza in altrettante zone disagiate, quelle di Sorgono (San Camillo), Muravera (San Marcellino), Bosa (Mastino) e Isili (Civile). Avranno il servizio di prontosoccorso, almeno venti posti letto che in caso di necessità garantiranno anche l’assistenza ai pazienti operati e dalla degenza non superiore ai due giorni e il dipartimento di emergenza. Nella categoria degli speciali, c’è anche La Maddalena (Merlo) con un pronto soccorso specializzato e la postazione di emergenza-urgenza. Un discorso a parte potrebbe esserci per l’ospedale Marino di Cagliari: è destinato a essere trasformato in centro di riabilitazione.

I casi contesi. Di sicuro c’è Sorgono: c’è un’apertura da parte della Regione per assegnare più servizi di quelli previsti dal Piano (medicina, chirurgia programmata e assistenza post operatoria). La trattativa è in corso e le promesse potrebbero diventare realtà prima dell’approvazione definitiva della mappa. Poi Ghilarza, che non vorrebbe dipendere troppo dall’ospedale di Oristano, ma è difficile che riesca a spuntarla. È molto più probabile che la promozione al livello superiore arrivi per Alghero (comunque destinato a essere punto di riferimento nella riabilitazione) e Ozieri, ma dipenderà da quali rinunce farà Sassari: nel distretto non saranno ammessi reparti doppione. Infine c’è Lanusei, che avrebbe già ottenuto il potenziamento del pronto soccorso, della rianimazione, dell’anestesia e del reparto di traumatologia.

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