Riforma degli Enti locali la commissione dà il via libera

Nessuno stravolgimento della legge. Città metropolitana a Cagliari e Unione per Sassari e Olbia Il centrodestra lascia l’aula e la maggioranza approva 50 emendamenti già concordati

CAGLIARI. Il primo scoglio l’ha superato, ma la riforma degli Enti locali non è ancora in cassaforte: manca sempre il voto del Consiglio regionale. Da ventiquattr’ore c’è però almeno quello della commissione Autonomia, che a maggioranza, presente il centrosinistra, assente l’opposizione, ha approvato la bozza riveduta e corretta presentata quasi un anno fa dall’assessore Cristiano Erriu.

Lo start. Con una cinquantina di emendamenti, presentati dalla maggioranza e concordati con la Giunta, il testo è stato licenziato. Fra meno di due settimane, sarà messo all’ordine del giorno del Consiglio. Il via libera dell’aula è scontato, molto più complicato potrebbe essere invece gran parte del dibattito pubblico. Finora la maggioranza di centrosinistra ha retto, in commissione, o comunque è riuscita a tenere a bada la forte protesta del Nord sulle Città metropolitane. A parte uno o due battitori liberi, che proseguono nelle loro battaglie territoriali e potrebbero persino portarle alle estreme consegue: votare contro. Sarà tutto più chiaro fra dieci giorni, quando anche la minoranza, rimasta coperta in queste ore, presenterà le sue controproposte. Lo farà seppure con la consapevolezza (salvo una valanga improbabile di franchi tiratori) che saranno bocciate.

La legge non è cambiata. La città metropolitana sarà una sola, Cagliari, due le Unioni rinforzate, Sassari e Olbia, una trentina i «legami obbligatori» fra Comuni. Le ex Province resteranno fino a quando il Parlamento non voterà la riforma costituzionale e in transizione saranno le tre storiche – Sassari,Nuoro, insieme all’Ogliastra, e Oristano – più quella del Sud Sardegna. Sarà formata dai Municipi esclusi dalla Città metropolitana e in cui confluiranno le ex Sulcis-Iglesiente e Medio Campidano.

Città metropolitana. I Comuni amministrati saranno 17, gli abitanti 420mila. Oltre a Cagliari, Monserrato, Quartu, Quartucciu, Selargius, Assemini, Elmas, Capoterra, Sestu, Decimomannu, Maracalagonis, Capoterra, Settimo San Pietro, Sarroch, Pula, Sinnai, Villa San Pietro e Uta. Prevista dalla legge nazionale, il nuovo ente sarà eletto dai sindaci e avrà fondi speciali. Proprio ieri il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ha annunciato: «Sono in arrivo subito una 40 milioni di euro fino al 2020 per finanziare nell’Area vasta alloggi popolari, piste ciclabili, agenda digitale e illuminazione pubblica. Vogliamo muoverci con largo anticipo e coordinati per evitare doppioni». Il sindaco di Elmas e consigliere regionale Valter Piscedda (Pd) ha sottolineato: «Siamo alle prove tecniche e abbiamo cominciato bene». Gli altri finanziamenti speciali arriveranno presto e soprattutto da Bruxelles.

Unione del Nord-Ovest. I confini dovrebbero comprendere sette Comuni (Sassari, Alghero, Porto Torres, Stintino, Sorso, Sennori e Castelsardo) ma nella versione allargata potrebbero entrare anche gli 11 municipi dell’aggregazione Coros. Avrà quasi gli stessi poteri – c’è solo ancora qualche dubbio sulla programmazione territoriale – riconosciuti alle città metropolitane, una corsia preferenziale nella ripartizione del Fondo unico (i trasferimenti dalla Regione ai Comuni) che sarà alleggerito dal peso di Cagliari e dintorni e nell’assegnazione dei finanziamenti. In altre parola, sarà un’Unione rinforzata nelle competenze e nella cassa per realizzare progetti strategici.

Unione del Nord-Est. Secondo la legge, dovrebbe sovrapporsi ai confini della Provincia Gallura (abolita dal referendum del 2012). Olbia sarà la città leader, Tempio avrà un ruolo importante. Anche in questo caso sarà un’Unione rinforzata, seppure questo concetto istituzionale, vale lo stesso per Sassari&C, dovrà passare al vaglio del Governo ed evitare di essere impugnato. Molto potrebbe dipendere dalla riforma in preparazione dello Statuto regionale.

Unione di Comuni. Saranno di due tipi: montano e normale. I primi avranno qualche privilegio in perché svantaggiati, gli altri saranno lo scheletro della mappa degli Enti locali. In tutto dovrebbero essere una trentina, ma solo se le funzioni assegnate saranno tutte le dieci previste dalla legge nazionale Delrio. Se invece saranno limitate a tre (protezione civile, catasto e trasporti) potrebbero essere non più di 20. Comunque, le Unioni saranno obbligatorie, e formate come minimo da quattro Comuni e una popolazione minima di 10mila abitanti. Il tracciato di massima dovrebbe essere quello delle zone storiche della Sardegna. Ora le Unioni sono 34 però con scarsi poteri (aumenteranno) ma cinque non raggiungono la soglia minima della popolazione. Poi ci sono 60 Comuni che non hanno aderito finora ad alcuna Unione: dovranno farlo.

Ex Province. Finirà la stagione dei commissari, l’amministrazione passerà ai sindaci. Saranno comunque enti di transizione, ma con un’urgenza: il trasferimento di duemila dipendenti alle Unioni. In più, a rischio ci sono anche le società in house che svolgono servizi essenziali, ad esempio manutenzione di strade e scuole, destinati a passare ai Comuni associati quando saranno rodati. Su questo aspetto, a metà fra la gestione del personale e i finanziamenti, c’è ancora molto

da calibrare nella legge, ma la soluzione potrebbe arrivare con gli emendamenti che la Giunta presenterà in aula.

Lavoro gratis. Tutti gli incarichi, dal sindaco metropolitano a quello delle Unioni, saranno gratuiti e solo in nome del dovere istituzionale.

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