Una rinascita ancora lenta

A due anni di distanza tanti i lavori da fare. E dal governo solo spiccioli

OLBIA. Non è mai diventato un ricordo, una pagina sbiadita del passato. Il 18 novembre 2013 è parte della vita della Sardegna. Una notte che ha sconvolto l’isola, l’ha travolta e fatta finire sott’acqua. Il ciclone ha spazzato via 18 vite. La Gallura è stata l’area più colpita. Olbia l’epicentro del disastro. Dopo due anni la città insegue la normalità, cerca quel senso di sicurezza spazzato via dal fango. Un percorso ancora lungo.

Strada di Monte Pinu. La voragine che inghiottì tre vite sulla strada che collega Olbia a Tempio è una delle ferite aperta dell’alluvione del 2013. L'asfalto gonfio di acqua si sbriciolò al passaggio delle auto. Quella strada non è mai stata riaperta. Il tempo a Monte Pinu si è fermato. L'Anas ha a disposizione 25milioni e mezzo di euro per ricostruire la provinciale. Dieci li ha messi l'Anas, 15 li ha tirati fuori la Regione. Ma il cantiere resta sulla carta. L'Anas aveva ricevuto poteri commissariali dal Governo per mettere il turbo al cantiere, mai partito. Ora intende rinunciarci. La strada si fa sempre più in salita.

Ponti abbattuti. Il linguaggio post-alluvione le definisce opere incongrue. Sono ponti o passerelle che fanno da tappi ai fiumi. Alcuni sono già stati abbattuti: il ponte di via Vittorio Veneto demolito il primo ottobre, mentre sulla città si abbatteva il ciclone Mediterraneo. Per l'inizio lavori del nuovo ponte c'è una data. Primavera 2016. Qualche giorno dopo le ruspe hanno sbriciolato due piccoli ma pericolosi attraversamenti nel quartiere di Santa Mariedda e il ponte sul rio Sa Fossa, nel quartiere Baratta, finito sott’acqua nel 2013.

Ruspe accese. Ci sono altre 2 opere incongrue da cancellare. La rampa davanti allo stadio Bruno Nespoli, nel cuore della città. E il ponte tombato a tre arcate, in via Vittorio Veneto. 2 anni fa lì è rimasta incastrata una barca. Le procedure sono complesse. I tempi si allungano.

Promesse dallo Stato. All'indomani dell'alluvione, Olbia diventò la passerella della politica romana. Premier e ministri sfilarono promettendo milioni di euro. Ma gli unici che hanno aperto il portafoglio per ridare una speranza alla città sono stati il Comune e le tante persone che con buon cuore hanno fatto germogliare la solidarietà. «A eccezione dei fondi stanziati per il Piano Mancini lo Stato non ha contribuito con un solo euro per aiutare gli alluvionati – commenta il sindaco Gianni Giovannelli –. E solo qualche settimana fa la Regione si è dotata di un Fondo a cui attingere per ristorare i cittadini colpiti da calamità».

Il piano Mancini. Il Comune affida al piano anti-alluvione il compito di mettere in sicurezza la città. Il progetto da 125 milioni di euro è stato finanziato per 81,2 milioni di euro all'interno del programma Italia sicura. 32 milioni li ha messi a disposizione la Regione contraendo un mutuo. Con delibera Cipe sono arrivati i primi 16milioni e 300mila, a cui sono aggiunti altri 9 milioni della Regione. In totale sono disponibili 25 milioni subito.

La solidarietà. 110 i conti correnti in Italia e all'estero attivati per raccogliere soldi per gli alluvionati di Sardegna. I fratelli Moratti donano 1 milione di euro a Olbia. Grazie a quelle risorse vengono distribuiti i primi aiuti: 800 euro per 1200 persone. Il buon cuore prende la forma di altri 875mila euro a cui si aggiunge 1 milione di fondi comunali. Diventano aiuti per chi aveva subito danni alle abitazioni. La Caritas attiva ugualmente la sua rete solidale. Acquista beni, assume idraulici e muratori per intervenire nelle abitazioni finite sotto il fango. 5 milioni e mezzo gli euro raccolti dalla Croce Rossa. 690mila euro per i familiari delle vittime, 40mila euro a testa, già erogati; 3milioni 756 per chi ha subito l'ordinanza di sgombero, risorse già assegnate; 1 milione di euro per chi aveva perso la macchina. Molti cittadini erano però rimasti tagliati fuori. Il Comune ha quindi messo di tasca sua altri 350mila euro.

La scuola di Maria Rocca. Il sindaco chiude la scuola di Maria Rocca il giorno dopo l’alluvione. L'edificio era finito sotto l'acqua. Nasce una campagna di solidarietà per costruire un nuovo istituto. Cittadini e aziende mostrano la loro generosità. Viene raccolto 1milione 200mila euro. L'ordine degli architetti regala il progetto preliminare. I costi lievitano fino a 1 milione 800mila euro. Il buon cuore dei privati fa raggiungere la cifra finale. Ancora da definire le procedure per realizzare l'opera. Si aspetta la posa della prima pietra.

Il commento. «In questi due anni sono stati fatti enormi passi avanti – commenta Giovannelli –. Non è passato un solo giorno in cui la priorità non è stata mettere al sicuro la città e ristorare i concittadini. Abbiamo affrontato l'alluvione del 2013 senza una preparazione adeguata. Fino al 2013 ricevevamo allerta generiche, con un fax o un sms.

Oggi abbiamo bollettini in continuo aggiornamento. E abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione capillare. Ora tutti sanno come comportarsi di fronte a una alluvione. Purtroppo una consapevolezza costruita su tante, troppe croci. Una ferita che resterà sempre aperta in questa città».

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