la ricostruzione

Strade, scuole, canali: per ora solo polemiche

OLBIA. Alluvionati, anche due volte, che non hanno mai visto un centesimo di euro, le ferite aperte nel territorio, il dubbio sui fondi che forse arrivano nel 2012, un piano di mitigazione che non...

OLBIA. Alluvionati, anche due volte, che non hanno mai visto un centesimo di euro, le ferite aperte nel territorio, il dubbio sui fondi che forse arrivano nel 2012, un piano di mitigazione che non piace a molti. Tante le polemiche che crescono, divampano come un incendio, sull’alluvione. Sotto accusa tutto l’ordine costituito: Governo, Regione e Comune di Olbia.

Piano Mancini. Il Piano Mancini è fonte di discussione da tempo. Lo ha contestato anche il Gruppo di intervento giuridico. A Olbia il comitato guidato da Felice Catasta lo boccia senza pietà. Anche ieri, giorno del secondo anniversario dell’alluvione in città ha diffuso un documento in cui spara a zero sul progetto finanziato dal governo e chiede che si passi al progetto che caldeggiano loro, quello dei canali scolmatori che terrebbe l’acqua in eccesso fuori dalla città. «Intanto il Consiglio comunale si interroga e discute su chi “ha titolo e diritto” a ricevere i compensi, cinquecentomila euro, “in acconto” per la sola prima vasca di laminazione. Tali importi, indicati nelle voci di spesa, per la progettazione degli interventi previsti, assommerebbero a 2,25 milioni euro a favore della struttura interna di progettazione». Ma Catasta sottolinea come «a tutti noi olbiesi, soprattutto, preoccupa l'allargamento dei canali e la costruzione delle vasche di laminazione in città (opere previste dal Piano Mancini) che vanno ad occupare circa 100 ettari di territorio urbano e nelle vicinanze. Ci sembra che il rimedio sia peggiore del male. Il tutto con un finanziamento che si vedrà forse nel 2021».

Compensi ai tecnici. «In tanti – sottolinea Enza Tucconi che ha scritto la mozione in consiglio comunale sugli emolumenti ai tecnici – hanno colto una verità importante e cioè che il progetto preliminare non è stato mai approvato, la qual cosa spetta alla Giunta che però, ad oggi, non lo ha mai fatto. E meno male perché avrebbe avvallato un errore gravissimo nel quadro economico del piano Mancini. C’è dunque tempo per rimediare. Un piano che io voterei sempre perché è utile alla città». Su questo fronte, però sia il sindaco che i tecnici coinvolti Tino Azzena e Antonello Zanda hanno ripetuto che i dirigenti non prenderanno soldi.

Ferite aperte. Tante le cose da fare ma in particolare c’è da sistemare la strada di Monte Pino e il ponte di via Vittorio Veneto abbattuto dopo l’alluvione del primo ottobre. La popolazione chiede un intervento immediato per evitare i lunghi trasferimenti per andare al centro di Olbia. l’altra ferita grossa è quella di Maria Rocca: scuola chiusa due anni anni fa dopo l’alluvione verrà ricostruita in via vicenza. Ma ancora i lavori non sono iniziati. Diversi propongono di riaprire la vecchia scuola, ritenuta pericolosa dal Comune che ha deciso di metterci l’archivio comunale.

Stato di calamità. Il Comune chiede a gran voce al Governo di dichiarare di stato di emergenza per far posticipare il pagamento delle tasse e avere indietro i fondi spesi per la sistemazione degli

alluvionati di quest’anno. Una richiesta appoggiata anche dalla Regione che ha presentato l’istanza alla Governo nazionale, per recuperare fondi. Richiesta riguardante non solo la Gallura ma anche il Nuorese e l’Ogliastra. Territori colpiti due volte che non vorrebbero essere ignorati ancora.

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