Mauro Pili: mega deposito galleggiante di gas a Porto Torres

Denuncia del deputato: l’Eni ha presentato le carte al Ministero. Mentre i sindacati protestano: la giunta non ha una linea politica

SASSARI. Sul fronte delle politiche energetiche la giunta regionale è in totale confusione. Questo il giudizio delle organizzazioni sindacali che avantieri, durante la manifestazione a sostegno della chimica verde, hanno affrontato solo marginalmente la questione energetica. Un giudizio severo, in vista anche dell’incontro che si terrà domani fra le segreterie di Cgil, Cisl e Uil, e il presidente dela giunta regionale Francesco Pigliaru.

Giudizio severo, soprattutto da parte del segretario regionale della Uiltec Tore Sini, che ha ricordato la facilità con la quale il governo regionale ha modificato le ipotesi di politica energetica sul fronte del gas. In un primo momento, infatti, la giunta regionale si era detta favorevole alla realizzazione di due rigassificatori, uno al nord e l’altro al sud dell’isola. «Un paio di giorni dopo – ha detto Tore Sini – è rispuntato il progetto del metanodotto. Che però non è quello per l’Algeria ma quello con la Toscana. Progetto proposto dal governo è subito accolto dalla giu nta regionale»

Un’incertezza continua, ha aggiunto Tore Sini, che ha portato gli imprenditori che già si stavano attivando per valutare la fattibilità dei progetti sui rigassificatori a fare un passo indietro. E in questa confusione si sarebbe inserita nuovamente l’Eni. Sì, proprio l’Eni che vorrebbe abbandonare il sito di Porto Torres, ma solo quello della chimica verde. Secondo quanto denuncia il parlamente di Unidos Muro Pili, l’Eni avrebbe infatti già depositato al ministero per lo Sviluppo economico un progetto per la realizzazione di un mega deposito galleggiante di fronte a Porto Torres. Due le fasi proposte dall’Eni, secondo quando denuncia Mauro Pili: la prima prevede «una soluzione “ponte” da attuarsi con rimorchi e cisterne (fino a 20 milioni di metri cubi all’anno) a partire dal 2017 e poi la soluzione “industriale” via depositi galleggiante a Porto Torres a partire dal 2020. Eni si dichiara pronta a mettere a disposizione tutta la sua esperienza commerciale». Per il parlamentare di Unidos «ritorna in auge il vecchio piano dell’Eni di fare della Sardegna un vero e proprio serbatoio di stoccaggio di gas e non solo. Siamo dinanzi ad un piano spregiudicato da veri colonizzatori, con un soggetto l’Eni che si conferma dedito solo allo sfruttamento dell’isola senza alcun vero e serio investimento».

Ma per le organizzazioni sindacali è necessario trovare soluzioni rapide visto che uno dei problemi dell’industria è proprio l’alto costo dell’energia. Per questa ragione il metanodotto, secondo Tore Sini, non sarebbe la soluzione migliore visto che per la Sardegna significherebbe dover attendere almeno altri dieci anni prima di aver a disposizione il gas naturale. Ma Sini ha anche criticato l’atteggiamento accondiscendente della giunta Pigliaru

nei confronti del partito del “no”. «Non si può dire sempre no a tutto – ha detto –. Si demonizzano tutti i combustibili fossili ma poi ci lamentiano per i costi eneregitici. Un esempio? La Germania. Che ha ripreso a costruire centrali a carbone. Una circostanza sulla quale riflettere».

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