Padre Atzei stupito: così si creano muri, non ponti tra culture

Il monsignore: non si mette il Cristianesimo fuori dalla porta Il parroco di Bancali: senza risposta una lettera alla dirigente

SASSARI. «Non me l’aspettavo. La mia persona offende? È un fatto buffissimo e mi chiedo: cosa vi limita?». L’arcivescovo padre Paolo Atzei si dice meravigliato del diniego alla sua visita pastorale nella scuola di San Donato. «Volevo incontrare la scuola: alunni, docenti, famiglie del quartiere che con l’istituto scolastico interagiscono. I bambini e gli studenti nelle varie scuole mi hanno sempre accolto con grande tenerezza e umanità. Anche i musulmani o ragazzi di altre confessioni - dice il vescovo -. Non avevo nessuna intenzione di “fare catechismo”, mi faceva piacere dialogare con i bambini e i loro maestri. Mi spiace che la dirigente abbia voluto chiudere questa opportunità, sollevando un muro anzichè innalzare ponti». Si dice amareggiato, soprattutto perché questa vicenda fa seguito ad altri episodi analoghi di questi giorni in Italia. «Mi dispiace per la direttrice, che fa un buon lavoro di multiculturalità – dice ancora padre Paolo –, ma stavolta sembra voglia mettere fuori dalla porta il Cristianesimo. Sarebbe come voler cancellare la nostra cultura, la nostra identità che è scritta nella Storia di duemila anni».

E racconta della sua recente visita pastorale al liceo “Azuni”, dove ha incontrato gli studenti che lo hanno “intervistato” con domande di stretta attualità, sull’islamismo e la chiesa cattolica o la corruzione che si è manifestata in Vaticano. «È stata una giornata molto interessante – dice Atzei –, così come è stata magnifica l’accoglienza che ho ricevuto nell’incontro in tribunale. Un evento che ricorderò con piacere: mi hanno aperto le porte con entusiasmo».

E quel “no” che arriva da San Donato è pesato ieri come un macigno sui tanti fedeli cattolici e anche su quanti, stranieri ma “sassaresi” da anni, che operano ad esempio all’interno della Caritas diocesana, o quanti si recano nelle parrocchie per approvvigionarsi di viveri o vestiario o semplicemente per una chiacchierata o per ricevere una parola di conforto dal parroco. Sono le mille sfaccettature dell’accoglienza che Sassari è abituata a vivere quotidianamente e perciò quel “no alla visita” è sembrato inspiegabile allo stesso vescovo. Un “divieto” che nel plesso di Caniga è stato alla fine interpretato e gli alunni sono stati accompagnati in chiesa accolti da Atzei.

Invece, il parroco di Bancali (la cui scuola fa ugualmente parte del Circolo di San Donato) don Antonio Serra, informato da un’insegnante del “no” alla visita, ha scritto una lettera alla dirigente scolastica Patrizia Mercuri, ricordando che il 90 per cento del totale degli alunni che frequentano Bancali sono cattolici e che avrebbero gradito la visita di monsignore: «Nel tempo in cui si leva il grido dell’accoglienza – scrive il sacerdote –, le porte della scuola di Bancali restano chiuse a colui che ha bussato per essere accolto. Il vescovo non viene per battezzare nessuno né a celebrare messa, ma solo a parlare fraternamente, per consegnare un messaggio di bontà a quell’umanità stanca e oppressa dalle odierne circostanze e dare ai bambini una parola di speranza e incoraggiamento».

Don Antonio sottolinea che Atzei è stato ricevuto dal Centro Islamico a Li Punti, «mentre la dirigente Mercuri chiude la porta di una scuola dove, tra l’altro, si insegna la Religione cattolica». E conclude con la considerazione che «la scuola

dovrebbe formare la persona a essere capace di rendere ragione delle proprie convinzioni tanto da non temere nessun fraterno confronto, come è quello che l’arcivescovo vorrebbe visitando la scuola di Bancali e San Donato». Ma la richiesta della lettera è caduta nel vuoto. (v.manca)

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