Le bombe di Domusnovas, il ministro: «Armi all’Arabia? Non siamo noi a venderle»

Il ministro della Difesa al centro delle polemiche per gli ordigni partiti dall’isola: «Non sono italiani, ma di un’azienda americana. E da noi passano solamente»

SASSARI. Le bombe sono solo transitate in Italia, nessuna vendita diretta all’Arabia Saudita. A ribadirlo è il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ancora una volta chiamata in causa sulla questione delle armi prodotte a Domusnovas e poi volate verso il Medio Oriente. Una polemica che va ormai avanti da alcune settimane, da quando due carichi di bombe sono stati trasportati con un cargo dall’aeroporto di Elmas e poi un terzo a bordo di un traghetto partito da Olbia. Da quel momento all’indirizzo della Pinotti sono piovute interrogazioni, mozioni, attacchi da tutto l’arco costituzionale, dalla Sinistra Italiana ai 5Stelle, passando per il suo Pd, ma lei è rimasta ferma sulle sue posizioni. Che ieri ha ribadito ai microfoni di RepubblicaTv. Senza alcuna retromarcia. «In Italia esiste una legge, la 185 del 1990, che regola il tema del commercio delle armi e la cui applicazione è sotto responsabilità del ministero degli Esteri – ha dichiarato la titolare della Difesa –. Chi decide se si può vendere o meno? Ci sono indicazioni dell’Onu oppure della Unione europea. Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, ricordo che quelle bombe non sono italiane, ma di una ditta americana che utilizza un subcontratto con una azienda tedesca, che possiede due fabbriche in Italia». Ovvero la Rwm, con la sede centrale a Ghedi, in provincia di Brescia, e la succursale di Domusnovas.

Per la Pinotti, dunque, nella vicenda delle armi all’Arabia - considerata tra i Paesi fiancheggiatori del terrorismo - l’Italia svolge un ruolo passivo. «Ciò non toglie che l’Italia non debba vigilare – aggiunge il ministro –, noi siamo attenti al transito di armi, le controlliamo e il transito di questa commessa che esiste dal 2013 è stata riferito al Parlamento nella relazione della presidenza del Consiglio». Quindi nessuna vendita italiana, ma solo un via libera al transito delle armi destinate all’Arabia. E quasi sicuramente al conflitto attualmente in corso nello Yemen, dove i sauditi sono impegnati militarmente. «Lì c’è una coalizione della Lega Araba autorizzata dall’Onu – dice ancora il ministro –, non do un giudizio etico ma dico che questo è stato fatto secondo le regole. Non è però una decisione dell’Italia, che ha solo autorizzato il transito e informato il Parlamento».

La Pinotti, dunque, liquida la questione, ma difficilmente la polemica rientrerà. Anche perché in queste settimane sono numerosi i parlamentari e i partiti che hanno preso posizione contro le armi di Domusovas. E proprio partendo da quella legge 185 del 1990 citata dal ministro, che vieta il trasferimento di armamenti se esiste il rischio, anche potenziale, che vengano usati in contesti di violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Il primo ad attaccare il governo Renzi era stato il leader di Unidos, Mauro Pili. A ruota il Movimento 5Stelle aveva schierato contro la Pinotti tutti i suoi esponenti di punta, a partire da Beppe Grillo, passando per Luigi Di Maio, Alessandro

Di Battista e Roberto Fico. In campo è scesa anche la Sinistra Italiana con Stefano Fassina, ma, da ultimo, a chiedere alla Pinotti di riferire in Parlamento sulla vendita delle armi di Domusnovas sono stati anche quattro senatori del Pd. Il partito del ministro.

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