Le due bare sotto il presepe addio a Davide e alla mamma

Folla immensa ai funerali di Antonella Galistu e del figlio, vittime dell’incidente sulla Macomer-Nuoro Commozione quando in chiesa risuonano le note della canzone di Elisa che tanto piaceva al piccolo

INVIATO A BOTTIDDA. Una madre e il suo bimbo davanti al presepe allestito sotto l’altare. Accanto alla Madonna e a San Giuseppe ci sono Antonella Galistu e suo figlio Davide Pilu di 15 mesi. Non è ancora Natale, e questa è sicuramente la rappresentazione più triste in Sardegna. Una giovane mamma e il bambino vittime di un incidente stradale, e ora sono lì, parte integrante di un presepe che mette insieme natività e morte.

Dolore straziante. Silenzio, lacrime e un dolore composto che raramente capita di vedere in situazioni simili: la piccola chiesa della Beata Vergine del Rosario non può accogliere il fiume di fedeli, tanti restano fuori nel sagrato, per la strada. Il vescovo di Ozieri Corrado Melis, nominato sei mesi fa da Papa Francesco, sa che le parole non contano, non possono alleviare il dolore di Adriano Pilu, marito e padre, dei genitori di Antonella, Ottavio e Bonaria, degli altri familiari.

La speranza. Testi semplici per la concelebrazione alla quale partecipano altri 11 sacerdoti, in larga parte giovani. Si inizia poco dopo le 15. La prima lettera di San Paolo ai Corinzi, e il Vangelo di Giovanni, con quel passo di Marta che rimprovera Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto». Insomma, se tu avessi pensato un po’ più a noi, se avessi fatto qualcosa... É il richiamo che rimbalza sempre di fronte alla morte improvvisa, specie se avviene in modo tragico e porta via persone giovani, i bambini. Così il vescovo prova a proiettare in quel futuro che - per chi ha fede - è la resurrezione. Ma che nel presente appare come una fuga dalla realtà.

Adriano all’altare. Adriano Pilu sembra un corazziere, in prima fila. Sguardo fisso al presepe, alla sua sposa-Madonna e al bambino. A Davide che è lì, sotto la capanna, forse perché - come dice il vescovo - «la sua è una nuova nascita». Non ha lacrime Adriano, un ragazzone che ha fondato sul lavoro anche il futuro della sua famiglia. Aspetta in rispettoso silenzio, poi quando la cerimonia funebre sta per volgere al termine si alza. Pochi passi verso l’altare, lentamente. Un lungo respiro, comincia a parlare.

Il messaggio. «Volevo dire grazie a tutti – dice – a tutti voi che siete qui, a quelli che mi sono stati vicini. Ma prima di tutto volevo ringraziare loro, Antonella e Davide, perché mi hanno insegnato tanto. Mi hanno fatto sentire uomo, marito e padre felice. Anzi babbo, come mi chiamava Davide».

Una pausa per ponderare la frase più difficile. «Non so se si può dire, tra virgolette – afferma Adriano – ma sono felice perché almeno Davide non è solo, è volato in cielo insieme alla sua mamma. Possono continuare a fare ridere anche da lassù. Io non so cosa farò, ci proverò ad andare avanti, a riprendere a vivere, non so se ci riuscirò».

La canzone. Poi l’ultima cosa. «Se me lo concede il vescovo – prosegue Adriano – vorrei fare una cosa insieme a voi per Antonella e Davide. Cantare una canzone, la stessa che mio figlio ha cominciato ad ascoltare quando era ancora nel grembo della madre. È cresciuto ascoltandola, a casa, in auto durante i viaggi. Si addormentava, e qualche volta dormivamo anche noi». Si preoccupa anche di tranquillizzare tutti, Adriano: «Non preoccupatevi se sbagliate le parole».

A modo tuo. Partono le prime note di «A modo tuo» di Elisa con testo e musica di Ligabue: Sarà difficile diventar grande prima che lo diventi anche tu, tu che farai tutte quelle domande, io fingerò di saperne di più...».

La gente piange e canta insieme al coro, si aggiungono anche quelli che non sanno le parole. Un lungo applauso, la messa finisce e comincia il viaggio a piedi verso il cimitero che è laggiù, dopo la discesa, nell’angolo sovrastato dal castello di Burgos. Fuori una folla immensa, gente arrivata da ogni parte del Goceano e della Sardegna.

L’ultima carezza. Adriano accarezza la bara di Antonella lungo il percorso, poi si carica sulle spalle il suo bambino, sembra quasi tenerlo per mano fino alla cappella del camposanto. Una fila di persone per le condoglianze: abbracci e strette di mano, lacrime e parole

sussurrate. Migliaia, fin sopra la salita che conduce alla circonvallazione. Una marcia della solidarietà inarrestabile mentre nella testa risuonano le note di quella canzone: «A modo tuo andrai, sarà difficile lasciarti al mondo e tenere un pezzetto per me...».

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