Guerra alla peste suina nell’isola in forte calo i focolai del virus

In due anni i casi ridotti di due terzi, diminuiscono anche quelli causati da allevamenti illegali L’esperto spagnolo Vizcaino: «Il piano è partito lentamente e con difficoltà, ma sono ottimista»

SASSARI. Ha già vinto una guerra in Spagna, e ora punta a ripetere l’impresa in Sardegna. Il nemico di Josè Manuel Sanchez Vizcaino è sempre lo stesso, quella peste suina africana che da anni affligge l’isola. Una guerra lunga, di cui però finalmente inizia a vedersi la fine. I numeri parlano chiaro. In due anni, da quando il professor Vizcaino, docente dell’università veterinaria di Madrid, tra i massimi esperti al mondo di Psa, è stato chiamato nell’isola dall’assessore alla Sanità, Luigi Arru, per combattere la peste, il numero dei focolai si è ridotto di quasi due terzi. Dai 176 del 2013 si è passati ai 62 di fine 2015. Una forte riduzione che ha circoscritto il problema a 12 comuni contro i 21 di due anni fa. Numeri che fanno ben sperare per il ko definitivo della peste suina africana entro il 2017, così come previsto dal Piano di eradicazione voluto dalla Regione.

Partenza lenta. Un termine che anche secondo Vizcaino verrà rispettato. «Sono ottimista – afferma il docente spagnolo –. La partenza è stata un po’ lenta, c’è stata qualche difficoltà, anche più di quanto mi aspettassi, ma sono convinto che i tempi verranno rispettati». Nell’isola il piano di Vizcaino si è scontrato con il pascolo brado. Un fenomeno quasi inesistente nella sua Spagna, ma che in Sardegna complica ulteriormente la battaglia contro la peste suina.

Il pascolo brado. «Nell’isola la gente purtroppo è abituata da troppo tempo a questo tipo di allevamenti irregolari – dice ancora Vizcaino – e, dunque, cambiare la mentalità non è affatto facile. Ma va trovata una soluzione, perché il pascolo brado costituisce un rischio elevato per la diffusione della malattia. Servono regole certe, dure e severe». E, infatti, la guerra alla peste suina è formata da tante piccole battaglie quotidiane contro gli allevamenti irregolari, la maggiore fonte di diffusione del virus.

Abbattimenti. L’ultima venerdì a Villaputzu, in un’area tra Quirra e l’Ogliastra, dove sono stati abbattuti diversi suini bradi, allevati illegalmente, un’attività svolta in tandem dai veterinari delle Asl, corpo forestale ed ente foreste. Una operazione che fa seguito a diversi altri abbattimenti effettuati nei territori di Aritzo, Dolianova, San Teodoro, Olbia, Bottidda e Nulvi.

Il piano. Dunque, nonostante le difficoltà iniziali, la campagna di eradicazione della Psa prosegue a pieno ritmo. «Il primo anno ci siamo dati un ordine di priorità – afferma ancora il docente spagnolo –. Un cronoprogramma che, malgrado i problemi iniziali, abbiamo rispettato perfettamente. Ora inizia la seconda fase, in cui saremo impegnati a debellare il fenomeno. Io, ripeto, sono fiducioso che la Sardegna si libererà della peste suina. Come ci è riuscita la Spagna».

Focolai domestici. Ed è in questa direzione che si sta muovendo l’Unità di progetto. Basta scorrere i numeri. Nel 2013 i focolai domestici della peste suina erano 109, diventati 40 dodici mesi dopo e solo 16 nel 2015. Un forte calo conseguente all’aumento delle strategie per metter in salvo gli animali sani, isolati in recinti alti e inviolabili, per evitare che entrino in contatto con i portatori sani e ancora di più con i cinghiali, uno dei veicoli peggiori per la diffusione del virus.

Casi selvatici. Più complessa la situazione dei pascoli bradi, ma anche in questo caso si è registrata una riduzione dei casi. Nel 2013 erano 67, un anno dopo sono aumentati fino a 70 - ecco le difficoltà iniziali denunciate da Vizcaino -, ma nel 2015 i casi selvatici si sono ridotti a 46. In totale, dunque, in due anni i focolai sono passati da 176 a 62. E i comuni interessati si sono ridotti dai 21 del 2013 ai 12 di due anni dopo.

Unità di progetto. «È indubbio che ci sia stata una netta diminuzione dei focolai in termini assoluti – spiega Alessandro De Martini, responsabile dell’Unità di progetto –, nonchè l’esistenza di un evidente miglioramento in termini di rapporto tra focolai primari e focolai secondari, passati da 64 a

15 i primari e da 61 a 1 i secondari. Quest’ultimo indicatore sta a significare proprio la maggiore efficacia degli interventi di controllo così come sono stati previsti e organizzati nel Piano approvato dalla giunta, dal Consiglio regionale e dall’Unione Europea».

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