Riforma degli enti locali, ecco come cambierà la geografia della Sardegna

Dalla città metropolitana di Cagliari alla rete metropolitana di Sassari, Alghero, Porto Torres, Sorso, Sennori, Castelsardo e Stintino, passando per le unioni dei comuni

CAGLIARI. Ridisegna l’organizzazione degli enti locali e la geografia amministrativa della Sardegna il disegno di legge di riforma di una settantina di articoli (il numero esatto si conoscerà solo alla fine), che il Consiglio regionale approverà martedì prossimo, dopo una gestazione di oltre un anno in Prima commissione (Autonomia). Il provvedimento è stato riscritto, in parte in Aula, per dribblare i circa 2.600 emendamenti dell’opposizione, attraverso emendamenti sostitutivi concordati con la Giunta e firmati dal presidente della commissione Francesco Agus (Sel) e dal relatore di maggioranza Roberto Deriu, vicecapogruppo del Pd.

La legge è un tentativo molto complesso di sintetizzare le tante rivendicazioni dei territori, stare al passo con le riforme nazionali (la Sardegna è rimasta l’unica regione a non essersi adeguata alla legge Delrio) e gestire la transizione delle Province, che potrebbero essere definitivamente cancellate da un referendum costituzionale il prossimo autunno. Quelle «nuove» (Carbonia- Iglesias, Olbia-Tempio, Medio Campidano e Ogliastra) sono già sparite nel testo finora approvato che parla solo di quelle di Sassari, Nuoro, Oristano e Sud Sardegna. A Cagliari ci sarà la Città metropolitana. Ne faranno parte Assemini, Capoterra, Elmas, Monserrato, Quartu Sant’Elena, Quartucciu, Selargius, Sestu, Decimomannu, Maracalagonis, Pula, Sarroch, Settimo SanPietro, Sinnai, Villa San Pietro e Uta.

Sassari con Alghero e altri comuni vicini (come Porto Torres, Stintino, Sorso, Sennori e Castelsardo) potranno costituire la rete metropolitana - possibilità preclusa a Olbia e alla Gallura, visto che è richiesta una popolazione sopra i 150mila abitanti - equiparata alla città metropolitana di Cagliari per quanto riguarda la ripartizione delle risorse statali ed europee. Gli altri Comuni, invece, saranno obbligati a formare Unioni (sulla base della vicinanza territoriale) per la gestione associata delle funzioni e dei servizi.

Le Unioni potranno essere costituite da quattro o più Comuni vicini con popolazione complessiva di almeno 10mila abitanti, fatte salve quelle più piccole già costituite al momento dell’entrata in vigore della legge. Il loro numero varierà a seconda delle funzioni associate (come protezione civile, polizia municipale e alcune funzioni un tempo delle Province) e alla disponibilità di Comuni confinanti a trovare accordi. In Ogliastra, per esempio, dove esistono tre unioni di Comuni, sembra probabile una sola unione di circa 60mila abitanti.

La legge considera come «unioni di comuni» anche le «città medie» (Olbia, Nuoro, Oristano e l’insieme Carbonia-Iglesias), centri con più di 30mila abitanti che potranno decidere, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, di formare una rete urbana con comuni vicini oppure no, come sembra probabile per Nuoro, che potrebbe optare per restare città media. Le reti urbane saranno unioni di Comuni costituite da una o più città medie e da uno o più comuni confinanti o da due comuni vicini che superino i 50mila abitanti.

Le cariche degli

organi delle Unioni dei comuni, delle Province e della città metropolitana saranno esercitate a titolo gratuito. La Regione riserverà una quota percentuale del Fondo unico degli enti locali alle Unioni dei Comuni e alla città metropolitana e, finchè non saranno cancellate, alle Province.

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