Sfrattate le capre di Tavolara, sono troppe: 100 date in adozione

Gli esemplari distruggono la vegetazione autoctona. Verranno catturate dai forestali e affidate ai pastori

OLBIA. La verità è meno seducente della leggenda. Il mito le vuole maestose e con i denti d’oro, talmente uniche nel loro genere da stregare re Carlo Alberto in persona. La realtà racconta invece un’altra storia: le capre selvatiche che scorrazzano sull’isola di Tavolara non hanno la dentatura dorata e soprattutto sono delle micidiali macchine di distruzione di piante. Divorano tutto ciò che trovano a portata di bocca, mettendo a serio rischio la sopravvivenza di rarissime specie vegetali che germogliano nel paradiso al largo di Olbia. Per questo molte di loro dovranno lasciare l’isola. Saranno catturate e poi date in adozione ad alcuni allevatori. Il progetto Life prevede infatti questo: la conservazione della berta minore, l’eradicazione di piante aliene invasive e, appunto, il contenimento delle capre inselvatichite.

Capre aliene. Su Tavolara sono presenti circa 400 capre. Decisamente troppe. Così 100 esemplari andranno incontro a una sorta di espulsione coatta. Il progetto Life, cofinanziato dall’Unione europea e dal comune di Olbia, punta infatti alla conservazione delle specie autoctone, sia animali che vegetali. Le capre, invece, sono state importante dall’uomo nel corso dei decenni, quando sull’isola vivevano pochissime famiglie (tra cui quella dei “reali” Bertoleoni) dedite alla pastorizia. Nella seconda metà del Novecento, con l’avvento del turismo, le capre sono state quindi abbandonate, libere di pascolare sull’isola. Presenza dannosa. La giunta regionale ha appena autorizzato l’Ente foreste all’utilizzo del personale per la cattura. Le attività di studio e monitoraggio, comunque, sono cominciate già da tempo. «L’impatto delle capre sulla vegetazione è a dir poco spaventoso – spiega Augusto Navone, direttore dell’area marina protetta di Tavolara -. Negli ultimi mesi, per studiare il fenomeno, abbiamo recintato alcune aree per impedire l’accesso alle capre. E lì la vegetazione è ricresciuta molto più rigogliosa». Anche l’assessore all’Ambiente di Olbia, Giovanna Spano, sottolinea l’importanza dell’operazione di contenimento: «Le capre impediscono la crescita di numerose specie vegetali, sull’isola si trovano addirittura olivastri ridotti come bonsai. Prima della nascita dell’area marina il loro numero era contenuto dal bracconaggio. Oggi invece le capre sono aumentate a dismisura».

Cattura e adozione. Gli studiosi impegnati a Tavolara hanno censito le capre e anche mappato i codici genetici. «Il ceppo è ogliastrino. Insomma, sono capre come altre e il fatto di vivere su un’isola non ha influito. Non hanno alcuna specificità – spiega Augusto Navone -. Dopo la cattura si svolgeranno tutti i controlli, compresi quelli sanitari. Poi, tramite un bando, le capre saranno date in adozione ad alcuni allevatori». L’operazione non sarà violenta: gli animali saranno attirati dentro un recinto e quindi catturati.

La leggenda. Si dice che le capre di Tavolara abbiano i denti d’oro. E che re Carlo Alberto di Savoia, attorno al 1830, andò a caccia di queste mitologiche capre in compagnia di Antonio Bertoleoni (secondo un’altra leggenda il primo re di Tavolara). Ma degli animali dalla dentiera d’oro non c’è nessuna traccia, nessuno studio che lo

attesti. Quel che certo è che le capre che vivono oggi su Tavolara hanno i denti normali. «Sì, è una bufala. Un conto è il mito e un conto è la realtà» conferma Augusto Navone. «Si dice che abbiano i denti dorati per via dell’elicriso. Ma le capre neanche lo brucano» aggiunge Giovanna Spano.

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