I tedeschi: addio alla base Decimomannu si divide

I sindaci della zona chiedono l’aiuto della Regione per evitare la fuga dei militari: «La Luftwaffe dà lavoro a 1200 militari sardi. Siamo preoccupati per il futuro»

INVIATA A DECIMOMANNU. I posti di lavoro bisogna salvarli, e su questo sono tutti d’accordo, ma per i comuni e alcune organizzazioni sindacali la base militare deve restare aperta, mentre per i comitati popolari la cittadella dell’aeronautica di Decimomannu che dalla fine degli anni Cinquanta ospita generazioni di piloti Nato deve chiudere. Le due anime della popolazione riescono a vedere in maniera diversa anche l’univoca questione dell’inquinamento. C’è chi ricorda come negli anni Settanta e Ottanta, quando passavano gli aerei, nelle scuole fosse addirittura difficile far lezione ma «oggi è diverso perché volano più alti» e c’è chi punta il dito tuttora contro gli sversamenti di carburante monitorati, sì, dai militari con rilevatori dentro e fuori la base, ma senza garanzia che poi si proceda a bonificare i terreni. L’addio ormai ufficiale entro il dicembre 2016 della Lutwaffe tedesca che paga la metà dei costi della base (30 milioni di euro l’anno per contribuire a sostenere il totale di 60 milioni) rianima le due fazioni. I 40 milioni di euro in stipendi diretti e indiretti, affitti e consumi prodotti dalla presenza dei circa 300 militari tedeschi con famiglie al seguito vengono segnalati come vitali per territori in crisi, anche se poi qualcuno fa notare che i tedeschi stanno soprattutto sulla costa di Quartu di fronte al mare della località di Margine Rosso e sono pochi quelli che risiedono nei comuni attorno alla base, vale a dire Villasor nel cui territorio ricade l’80 per cento dell’insediamento militare, poi Decimomannu (20 per cento), Decimoputzu (una manciata di ettari), Villaspeciosa, San Sperate, Vallermosa.

Per cominciare la nuova stagione di rivendicazioni sia i pro che i contro la base aerea si rivolgono alla Regione. Le attenzioni si concentrano sull’ordine del giorno del 17 giugno 2014 dove il consiglio regionale all’unanimità impegnava la giunta a sollecitare una graduale dismissione delle basi militari in Sardegna e il loro superamento nella salvaguardia dei posti di lavoro. La conferma ufficiale dell’addio tedesco è arrivata solo domenica sera, ma nell’ufficiosità i sei comuni avevano già ricevuto la certezza e una nuova urgente domanda ha cominciato a circolare: via i tedeschi, dopo il primo gennaio 2017 che ne sarà della base in mano alla superstite aeronautica militare italiana?

Anna Paola Marongiu sindaco di Decimomannu: «La nostra vertenza è per il lavoro, i 1200 militari della base sono quasi tutti sardi, poi ci sono i civili, nel tempo c’è stata integrazione sociale che ha creato un clima di serena collaborazione: abbiamo sempre potuto contare sui militari per la lotta agli incendi e nelle emergenze meteorologiche. Se parlate con gli anziani vi diranno che la base è stata sempre fonte di lavoro. Sulle servitù, alla Regione diciamo che bisogna parlarne non in generale ma sulle situazioni reali della loro presenza nel territorio. E anche per l’ambiente: la bonifica è cominciata, una chiusura non deve interrompere questo processo».

Venerdì dalle 9 a Decimomannu in via Aldo Moro nei locali della centrale di soccorso ci sarà un’assemblea popolare promossa dai sindaci e da Mario Grieco coordinatore regionale Fisascat Cisl settore Usa e Nato: «Dal primo gennaio 2017 non saranno più garantiti gli stipendi dei 70 dipendenti civili, al consiglio regionale che ha votato per la graduale dismissione militare chiediamo: se questa realtà chiude, dove li prendiamo i 40 milioni di euro per garantire i livelli occupazionali?». Leopoldo Trudu è l’assessore all’Ambiente: «Sull’inquinamento della base si dice tutto e il suo contrario la verità è che ci dovrebbe essere un controllo permamente fatto da terzi. La Asl interviene solo quando ci sono le denunce dei militari». Due gli incidenti gravi nella memoria del paese: un aereo caduto in un campo di carciofi una decina di anni fa e uno sversamento di carburante più recente in danno di un vigneto e delle falde d’acqua. Anche qui due verità. Secondo chi si terrebbe la base al primo inquinamento è stato posto rimedio, all’altro ci si sta lavorando con analisi frequenti che dimostrerebbero una progressiva diminuzione.

Secondo i comitati popolari, i militari hanno solo installato i rilevatori: «Ma queste sono analisi - spiega Verdina Maria Esposito, comitato Su Sentidu - non bonifiche. E comunque dalle analisi si vede che quando non ci sono esercitazioni gli inquinanti calano, quando le fanno aumentano».

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