Se il vicino di casa non è più uno sconosciuto

Il bilancio del progetto “Condominio solidale”: da un freddo saluto alla manutenzione di spazi comuni

SASSARI. A volte le utopie nascono in ascensore, nel viaggio tra il piano terra e quelli dei vari condòmini. È un tempo breve ma può sembrare un travaglio se non si ha la tendenza a socializzare con gli “sconosciuti”. Quando, però, dal buongiorno d’ordinanza si passa a una comunicazione più profonda, cresce il benessere di tutto il palazzo. In maniera concreta: dalla manutenzione degli spazi comuni alla circolazione di beni immateriali come la partecipazione.

È successo con il progetto “Condominio solidale. Vicini più vicini” che ha coinvolto quattro edifici di Sassari (vie Cima, Ortobene, Rockefeller, Rizzeddu) e l’intera borgata di Caniga. L’esperimento, partito nel 2014, è stato coordinato dalle associazioni Festinalente, Uisp-Sport per tutti, Data Symposium, con il patrocinio del Comune di Sassari e il finanziamento di 280mila euro della Fondazione Con il Sud, ente privato che unisce le fondazioni bancarie italiane (anche del Banco di Sardegna) e il mondo del volontariato. I risultati sono stati illustrati in un convegno all’università, che ha avuto tra i relatori Marco Imperiale di Fondazione con il sud, e l’economista Stefano Zamagni, docente fino al 2007 di analisi economica alla Bocconi di Milano, poi presidente dell’Agenzia per il terzo settore. «Avevamo paura che il progetto restasse un’utopia» ha raccontato Cecilia Sechi, presidentessa di Festinalente e assessore alle Politiche sociali durante l’amministrazione Ganau. Poi, però, grazie al lavoro dei «mediatori del territorio e delle associazioni di quartiere siamo riusciti ad avvicinare alcuni condòmini che hanno coinvolto gli altri». Si è partiti da piccole “provocazioni”, come un albero di natale nell’androne e l’invito ad addobbarlo. «Alla fine –ricorda Sechi- era talmente pieno che è caduto». Sono seguiti i tè di condominio, la festa dei papà divorziati, la manutenzione di spazi comuni. La cosa migliore, però, «è stato il contagio positivo sugli altri palazzi». Un esperimento riuscito, insomma, che però, ha ammonito il professor Zamagni, non deve restare un bel ricordo. Adesso, a suo parere, bisognerebbe «approvare, insieme all’amministrazione comunale, il Regolamento di cittadinanza attiva, già in vigore in 65 comuni italiani, capofila Bologna». In pratica, comitati e associazioni di cittadini non devono più chiedere autorizzazioni preventive e sottostare alla burocrazia, ma possono agire direttamente per sistemare strade e aiuole e altri spazi pubblici. Condomini Solidali, ha aggiunto, d’ora in poi «non potrà più contare sul finanziamento

della Fondazione per il Sud ma dovrà volare con le proprie ali. L’amministrazione condivisa ormai si sta diffondendo dappertutto. Basta scaricare dalla rete il prototipo di regolamento». Ma in Sardegna solo Alghero ha fatto richiesta sul sito di Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà.

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