Il punteruolo rosso ha divorato le palme dell’isola

I focolai più gravi in Ogliastra: migliaia le piante abbattute L’insetto ha conquistato il 65 per cento del territorio

SASSARI. I primi segnali sono impercettibili all’occhio inesperto. Le foglie centrali iniziano a mostrare le prime imperfezioni, poi diventano lesioni. Ora la chioma ingiallisce, si affloscia e ormai il danno è fatto: il cuore della pianta è già disseminato da centinaia di parassiti.

È opera del punteruolo rosso, il coleottero originario dell’Asia che dal 2007 è diventato la dannazione dell’isola (e non solo) infettando le palme della famiglia Phoenix in centinaia di Comuni. Con conseguenze obbligate come l’abbattimento di migliaia di esemplari che in certi casi ha significato modificare per sempre paesaggi e contesti urbani.

Il primo programma triennale per l’eradicazione dell’insetto è stato approvato dalla Regione a fine 2010, poi rinnovato a fine 2013. L’ente unico che si occupa di coordinare i Comuni è la provincia dell’Ogliastra. Ma mese dopo mese l’infezione si è espansa (e continua a farlo) perché la rete dei controlli nei confronti dei proprietari privati – che sono proprietari della metà del patrimonio dell’isola – è inesistente.

Il contagio. Il primo caso di punteruolo rosso è stato segnalato a Barisardo nel 2007 e poi il punteruolo ha conquistato tutte le zone litorali della Sardegna. L’origine dell’infezione era stata identificato su alcune palme di un vivaio provenienti dalla Spagna. Poi i focolai si sono allargati al Cagliaritano (Quartu e Pula) e l’infezione si è allargata al Sud dove ha creato i danni più gravi. Gli esperti hanno registrato gravi problemi anche a Cagliari città. Poi l’infezione è risalita lungo le zone costiere fino al Nord causando danni ingenti. Ad Alghero, dove la difesa è stata fatta episodicamente con operai stagionali, sono state attaccate circa il 50% delle palme pubbliche.

La mappa. L’ultima mappatura disponibile sul sito della Regione è redatta con i dati aggiornati al 31 gennaio 2015. Già il confronto con l’anno precedente dà l’idea dell’evoluzione dell’infezione. Tra il 2014 e il 2015 i Comuni infestati sono cresciuti del 50%, passando da 65 a 98. Se poi si contano anche quelli ricadenti nelle zone di contenimento e cuscinetto, risulta che i territori in qualche modo delimitati sono 247 su 377 Comuni complessivi. Cagliari, Sassari, Oristano, Alghero, Porto Torres, Tortolì: sono soltanto alcuni tra i centri più popolosi dell’isola che negli ultimi anni hanno avviato i trattamenti – previsti dal piano regionale di eradicazione – su tutte le palme pubbliche presenti nei rispettivi territori. Ci sono casi in cui le terapie hanno dato buoni risultati, soprattutto quelle avviate per tempo, e altri in cui hanno prodotto meno. A Oristano, per esempio, il sistema di vigilanza ha funzionato bene, come anche a Sassari, dove i danni sono limitati. Ad Alghero e Cagliari si è cercato di tutelare gli esemplari più significativi per il contesto paesaggistico. Ma non sempre si è riuscito a salvarli.

Il rebus privati. Gli interventi più massicci sono stati messi in campo dalla Regione che, attraverso le province, coordina il contenimento dell’infezione. L’amministrazione ha emanato delle ordinanze regionali, poi riprese dai sindaci, che però non vengono rispettare (né fatte rispettare). I trattamenti per salvare le palme hanno costi non tanto elevati, mentre l’abbattimento sì (fino a mille euro).

Abbattimenti. Secondo i dati della provincia capofila, tra i centri più grandi, Tortolì ha il record di abbattimenti: 890, oltre la metà del totale. Meglio Alghero, che ha perso 140 esemplari su 1600. Dall’assessorato all’Ambiente di Sassari fanno sapere che non c’è stato neanche un abbattimento. In una miriade di altri Comuni le piante morte sono migliaia.

Avanti un’altra. Il rischio – per ora soltanto sulla carta – è che, esaurite le palme comuni, il punteruolo soddisfi la fame andando ad aggredire la palma nana, che in passato è stata catalizzatore delle

economie di molte comunità dell’isola. I casi registrati nell’isola sono pochi e anche isolati. Ma per capire come si comporterà il punteruolo rosso, c’è da attendere che le Phoenix spariscano dalla circolazione. Ed è chiaro che l’ideale sarebbe sconfiggere il coleottero molto prima.

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