Centoventomila sardi vivono in povertà assoluta

L’allarme è stato lanciato a Cagliari dalla conferenza regionale contro l’indigenza. La proposta: «Usciamo dalla logica dell’assistenza e puntiamo al reinserimento». Reddito di cittadinanza di 400-500 euro al mese

CAGLIARI. Centoventimila sardi sono prigionieri di quello che è il peggior aguzzino: la povertà assoluta. È una condizione disperata, ha ribadito Fabio Meloni, portavoce dell’«Alleanza contro le povertà», nel sollecitare, ancora una volta nella conferenza regionale, le istituzioni «non solo a finanziare gli interventi contro l’indigenza, ma a farsi capofila di un piano triennale che ridia speranza a quanti oggi sono emarginati e non hanno un futuro».

È proprio sul futuro – ha continuato Meloni – che l’impegno deve essere massimo. «Bisogna uscire dalla strategia dei soli aiuti economici. Dobbiamo far sì che questi cittadini non diventino dei poveri cronici ma ritornino a essere parte attiva della società».

La strada tracciata è quella del reddito di cittadinanza, una «possibilità data a chi vuol uscire dal tunnel buio in cui è finito». Non è una questione di quanto ammonterà l’assegno, una delle ipotesi è comunque di 400-500 euro al mese – ma dal patto che ognuno di loro dovrà sottoscrivere con l’impegno di volersi liberare dall’aguzzino e le istituzioni devono giurare che lo aiuteranno in questa guerra di liberazione».

I tempi sono stretti, diverse proposte sono ferme in Consiglio regionale, mentre la povertà assoluta – e sottotraccia quella relativa, meno evidente e percettibile – continua ad aumentare: dal 2008 è cresciuta del 5 per cento in Sardegna. Una svolta potrebbe essere il fondo contro le povertà già stanziato dalla Regione: «È da lì – ha detto l’assessore alla Sanità Luigi Arru – che dobbiamo partire per ottenere l’indispensabile rete di sostegno contro il degrado sociale ed economico». Anche se, come denunciato dal presidente della commissione Sanità del Consiglio Raimondo Perra, «poi i segnali sono contraddittori con il taglio in Finanziaria dei contributi per la spesa sociale». Forse è proprio su come risolvere queste contraddizioni che «la politica dovrebbe impegnarsi di più», ha ricordato il presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni, Piersandro Scano, dopo aver sollevato un caso: «Troppo spesso i governi centrali scaricano sui sindaci il peso di quello che invece è un problema di tutti».

La Regione ha detto di avere pronti anche i 28 milioni destinati «restituire un ruolo a chi è stato espulso dal mercato del lavoro». L’assessore Virginia

Mura ha aggiunto: «Prima c’erano progetti frastagliati, oggi li abbiamo uniti per puntare al reinserimento». Che poi di fatto è anche un sinonimo di quell’inclusione sociale con un passaggio obbligato: la scuola per tutti, come ha ricordato l’assessore alla Pubblica istruzione Claudia Firino.

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