Vigile accumula 2.785 ore di assenza: il Comune lo licenzia

Arzachena, è il vicecomandante: le verifiche svolte su cinque anni di attività. La difesa: «Ma abbiamo le carte per giustificare ogni cosa»

ARZACHENA. La lettera di licenziamento è stata già spedita: 2785 ore di assenza ingiustificata per il Comune di Arzachena sono una buona ragione per mandare a casa il vicecomandante dei vigili urbani.

In pratica, secondo i calcoli dell’ufficio provvedimenti disciplinari dell’amministrazione, il capitano Gianluigi Sias, 55 anni, 32 dei quali trascorsi in divisa, dal 2010 al 2015 avrebbe collezionato una quantità tale di assenze da configurare una latitanza dal lavoro di circa un anno. Tradotto: dodici mensilità di stipendio percepito, ma senza guadagnarselo sulla sua scrivania.

Il badge dell’ufficiale della polizia locale è stato passato al setaccio, e le strisciate sarebbero risultate insufficienti rispetto alle ore previste da contratto. È stata soprattutto la nuova dirigente dell’ufficio personale a rendersi conto dell’anomalia e a voler andare a fondo. E i numeri parrebbero impietosi, perché il capitano si troverebbe a giustificare quasi 3mila ore nelle quali risulterebbe in servizio, ma evanescente nella sede di lavoro. L’amministrazione, prima di arrivare a un epilogo così drastico, pare abbia fatto una serie di accertamenti tecnici sulla funzionalità del badge. E la tessera parrebbe perfettamente funzionante.

Il diretto interessato, da parte sua, sembra sereno. Dice di aver sempre svolto il suo mestiere e si è rivolto all’avvocato Cinzia Tirozzi per ricorrere contro il licenziamento.

Ha le sue carte da giocare e le farà valere davanti al tribunale del lavoro. L’avvocato, naturalmente non svela la strategia difensiva, ma è facile immaginare che farà leva sulla mancata gradualità del provvedimento. Prima di arrivare al licenziamento, le tappe burocratiche in genere sono piuttosto articolate. Si contesta l’assenza e dopo una decina di giorni si presenta il conto. Ad Arzachena, invece, l’espulsione dal campo sarebbe stata troppo repentina, senza i consueti cartellini gialli. «Il mio assistito – spiega il legale – aveva un dirigente sopra di lui. Il quale aveva il dovere di controllare il suo operato. Come mai in diversi anni non ha avuto niente da eccepire riguardo la presenza al lavoro del vicecomandante? In genere le assenze, soprattutto se prolungate, vengono contestate con una certa urgenza. Ma questo non è mai avvenuto. Stranamente le accuse vengono mosse tutte a un tratto, e vanno a coprire una parentesi di 5 anni». Il dirigente licenziato dovrà produrre tutta la documentazione che testimonia i servizi svolti al di fuori delle mura del comando: tempo impiegato sul lavoro ma non vidimato dalla strisciata del badge.

«Ci sono corsi di aggiornamento – spiega l’avvocato – oppure riunioni operative, o ancora rilevamenti di incidenti. Già in sede di contestazione disciplinare abbiamo giustificato tutto, e non avremo problema a farlo anche davanti a un giudice».

In questo momento Gianluigi Sias si trova in aspettativa e rientrerà in servizio solamente ad agosto. Ma a quel punto, se l’Ufficio provvedimenti disciplinari ha fatto bene i conti e il giudice gli darà ragione, la carriera dell’ufficiale sarà finita. L’avvocato Cinzia Tirozzi tratteggia anche un clima particolare all’interno del comando, dove i rapporti sono spesso tesi. «Quando vengono

affrontati casi gravi come questo – dice – e si arriva a provvedimenti estremi come il licenziamento, in genere la commissione disciplinare viene nominata selezionando dei membri esterni dal Comune. In questo caso invece i componenti sono tutti interni, uno dei quali con problemi giudiziari».

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