A Piscinas eterno fiume di veleni

L’ad di Igea: inevitabile l’inquinamento dalla miniera, impossibile da risanare. L’esperto: non è vero

ARBUS. Il fiume rosso dei veleni che, proveniente dalle gallerie minerarie dismesse di Montevecchio-Casargiu, attraversa l'oasi naturalistica di Piscinas fino a gettarsi in mare con il suo carico di cadmio, piombo, arsenico, zinco, nichel e altri metalli pesanti, non può essere arrestato e continuerà a sfregiare in maniera pesante un autentico angolo di paradiso come è appunto Piscinas. In sintesi è quanto detto ad Arbus dall'amministratore delegato di Igea Spa nel dibattito seguito al sopralluogo effettuato a Casargiu sul corso del rio Irvi assieme a un funzionario dell'assessorato all’Ambiente, un docente universitario, il deputato di Sinistra italiana Michele Piras. A portare sul posto il pool sono stati l'amministrazione comunale di Arbus con in testa il vicensindaco Michele Schirru e l'associazione “Arbus 20e20”, allarmati dal silenzio calato sullo scempio ecologico del rio Irvi a Piscinas.

È stato molto esplicito e diretto Michele Caria, amministratore delegato di Igea Spa. Con il suo intervento davanti a una sala consiliare affollata di pubblico, ha fatto calare il gelo e sconcerto. «È la situazione più grave e difficile che esiste oggi in Italia e non sarà possibile risolverla – ha detto Caria –. È una bonifica impossibile a fondo di miniera. Tutta quest'area estrattiva, da Montevecchio a Ingurtosu, comprende 50 chilometri quadrati da risanare e un inquinamento permanente. In Sardegna non esiste una discarica in grado di accoglierli e trattarli. L'unica soluzione sarà un risanamento parziale, con la copertura dei luoghi tramite vegetazione e la messa in sicurezza delle fonti di pericolo». E poi una stoccata letale: «Quel fiume che nasce da Casargiu e arriva fino alle dune di Piscinas e al mare trasportando il suo carico di metalli pesanti continuerà a uscire inesorabilmente dal sottosuolo. La cosa da fare è impedirgli di arrivare al mare di Piscinas».

Come non lo ha precisato, visto e considerato che da Pozzo Fais di Casargiu le acque velenose continueranno a sgorgare. L'unico filtro, fortunatamente efficace prima che il fiume rosso arrivi al mare, lo costituisce l'immenso arenile che prima della spiaggia agisce da parziale depuratore naturale.

Le affermazioni del responsabile di Igea sono state sconfessate da Franco Frau, docente di Scienze e di tecnologie

ambientali dell'Università di Cagliari: «Non è assolutamente vero che le acque delle gallerie minerarie non si possono depurare una volta fuoriuscite. Gli impianti di trattamento esistono, eccome, anche nei casi più complicati. Basta che gli interventi vengano fatti con cognizione di causa».

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