«Su Ottana la partita è ancora aperta»

La richiesta della cig per i lavoratori della centrale elettrica: «Sollecitiamo risposte da Terna»

SASSARI. La partita non è chiusa ma il risultato potrebbe arrivare fuori tempo massimo. Gli operai di Ottana energia si preparano ad appendere tute e caschetti al chiodo e a convivere con la cassa integrazione, il limbo in cui galleggia chi non ha certezza del futuro. La situazione è precipitata negli ultimi due mesi, quando da parte del governo nazionale e di Terna non sono arrivate le risposte promesse. La revoca dell’essenzialità stabilita dall’Authority per l’energia per quasi tutte le centrali sarde, con la sola eccezione della centrale Enel di Assemini, ha provocato le conseguenze più drammatiche a Ottana. Dove il 1 gennaio è stata avviata la procedura di spegnimento degli impianti e una settimana fa il patron Paolo Clivati ha fatto partire la richiesta di cassa integrazione straordinaria per gli operai. L’azienda punta il dito contro Terna che, a differenza di quanto accaduto a Porto Torres e nel Sulcis, non ha individuato per Ottana una soluzione che aggirasse la revoca delle agevolazioni previste dalla essenzialità. In particolare, Terna aveva detto che entro il 15 gennaio sarebbe arrivato il responso sulla possibilità di inserire la centrale di Ottana energia nel sistema di riaccensione della rete elettrica regionale in caso di black out. Trascorsi quasi due mesi, non sono arrivate risposte. Ma non tutto è perduto, assicura l’assessore Piras. «Il discorso è aperto, sono state eseguite delle prove necessarie che ancora non sono concluse». La responsabile dell’Industria, che mercoledì mattina ha incontrato i lavoratori di Ottana, dice che l’impegno della giunta regionale è massimo. «Abbiamo sollecitato risposte in tempi rapidi, è evidente che la richiesta di cassa integrazione impone una accelerazione. Il ritardo è dovuto al fatto che per Ottana si sta studiando una soluzione diversa rispetto a Porto Torres e al Sulcis». Sui questo aspetto qualche giorno fa era intervenuto l’assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda. Che, nel suo blog Sardegna e Libertà aveva denunciato, in seguito alla revoca dell’essenzialità, un aumento spropositato della spesa per l’energia a carico di Terna. Ma a beneficiare della ricaduta economica sarebbero state, sostiene Maninchedda, solo le centrali Enel e Eph. Ecco la spiegazione: «La revoca dell’essenzialità

è stata una scelta politica, per favorire qualcuno e affossare altri, cioè la centrale di Ottana». L’assessore Piras non commenta le esternazioni del collega di giunta: «Noi andiamo avanti sulla strada prestabilita, su altro genere di valutazioni preferisco non pronunciarmi». (si. sa.)

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