Agris, i sindacati contro la Falchi

Lai (Pd): giusto puntare su un manager di grande esperienza, si cambi la legge

SASSARI. La vicenda Agris continua a dividere. Sul tavolo c’è sempre la questione della nomina del direttore generale. Una assenza, quella del numero uno della Agenzia, che avrebbe comportato lo stop dei pagamenti dei dipendenti e il rischio della mancata proroga dei contratti in scadenza. L’assessore Elisabetta Falchi ha parlato di un disguido burocratico in via di risoluzione e ha annunciato la nomina per la prossima settimana, ma i sindacati non ci stanno. «Siamo sconcertati dalle dichiarazioni dell’assessore – dicono Massimo Rocchitta e Renato Sirigu per la Cisl –. Stiamo assistendo a uno scaricabarile. In tutto questo ci sono stipendi e borse dei precari, l’anello debole della catena, non pagati, fornitori, contributi non pagati, interessi di mora da pagare, energia elettrica, carburante, mangime e fieno per gli animali a rischio. Altro che disguido». Il ritardo nella nomina del direttore generale, secondo quanto denunciano i sindacati, mettea rischio i pagamenti dei 500 dipendenti e lavoratori precari dell'agenzia. «Piuttosto che minimizzare bisogna intervenire subito: molte famiglie sono già state danneggiate da questa situazione».

Sulla stessa vicenda prende la parola anche il senatore Silvio Lai, che plaude alla decisione dell’assessore di puntare sul miglior nome possibile per la guida dell’Agenzia. «Meglio aspettare qualche giorno in più ma avere una guida dell’Agris in linea con le esigenze e le aspettative dell’agricoltura sarda – afferma il parlamentare del Pd –. Per l’assessore Falchi la scelta deve cadere un su un manager in grado di reperire fondi e finanziamenti ma anche di orientarli adeguatamente guardando con attenzione all’innovazione e alla ricerca. Se per raggiungere questo obiettivo sarà necessario modificare le attuali normative vigenti è giusto intraprendere da subito questa strada. Stiamo parlando di un settore che costituisce il pilastro con il quale vogliamo evitare il depopolamento delle nostre zone rurali». Di qui la proposta di modificare la legge. «Se interpretata in modo restrittivo e non conforme alla volontà del legislatore che l’ha innovata durante la giunta Soru, sembra irrigidire i criteri di scelta per il ruolo e la funzione di direzione di Agris. In questo modo la scelta verrebbe indirizzata burocraticamente su una figura più assimilabile a quella di un direttore amministrativo piuttosto, come sarebbe necessario,

a una persona che abbia esperienza e competenza nel campo della ricerca. Se la norma non è chiara su questo versante – conclude Lai – può essere il consiglio regionale a chiarirlo anche attraverso una rapida modifica legislativa che può essere inserita nella legge finanziaria in discussione».

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