Maxi traffico di droga arrestate 13 persone

I carabinieri hanno sequestrato di 18 chili di cocaina e 4 di eroina La banda aveva una struttura piramidale e la sua base operativa a Olbia

SASSARI. Un carrozziere, smontando i pezzi delle auto sequestrate durante l’inchiesta, ha casualmente scoperto il sofisticato marchingegno: un pulsante nascosto vicino al cambio che, pigiato, apriva uno scomparto ricavato all’interno del cassetto porta oggetti. Lì, ma anche nel serbatoio del carburante, in un doppio vano saldato sul fondo delle auto, oppure in anfratti rocciosi e comunque in luoghi impensabili veniva nascosta la droga sequestrata dai carabinieri di Olbia tra il 2013 e il 2015: 18 chili di cocaina, 4 di eroina e uno di marijuana.

Il traffico di droga. È di diversi milioni di euro il giro d’affari che ruotava intorno all’organizzazione internazionale di trafficanti di sostanze stupefacenti smantellata dai militari del nucleo operativo radiomobile della città gallurese. Una struttura «piramidale» composta da 23 persone che aveva Olbia, e la Costa Smeralda in particolare, come destinazione finale dei propri affari. Il volume aumentava vertiginosamente nel periodo estivo, quando le località della Costa sono maggiormente frequentate da personaggi che fanno girare contanti senza troppa difficoltà.

Gli arresti. Ai dieci arresti eseguiti durante l’attività investigativa, ieri se ne sono aggiunti altri tredici. Tra questi spicca quello di Giovanni Satta, 50 anni, ex sindaco di Buddusò ed ex coordinatore provinciale dell'Udc. «Non era ai vertici dell’organizzazione – hanno spiegato durante la conferenza stampa il tenente colonnello Alberto Cicognani e il capitano Saverio Aucello – ma sicuramente faceva degli acquisti importanti che “ricambiava” con macchine di grossa cilindrata. Auto recuperate attraverso la concessionaria di cui era titolare a Olbia». Una persona molto conosciuta

Insieme a lui sono finiti in carcere Alin Doboseru, albanese di 40 anni, arrestato a Montecatini, Gazmir Almeta, anche lui albanese, 33 anni, arrestato a Olbia, Vladimiro Bucci, bresciano di 47 anni, al quale l’ordinanza è stata notificata nel carcere di Brescia, Dashmir Hoxha, albanese di 41 anni, agli arresti domiciliari a Olbia e trasferito ieri al carcere di Sassari. E a Bancali sono stati portati anche Alessio Salis, 32 anni, di Olbia, Claudio Soddu, 39, di Nulvi, Sandro Dennani, 56, di Chiaramonti, Alessandro Dessolis, 32, di Nuoro, Nicola Pinna, 49, di Sassari, e Filippo Di Costanzo, 44, della Maddalena. Domiciliari, infine, per Gino Mureddu, 40, di Lula ma residente a Olbia.

L’inchiesta. Due anni di indagini fatti di attività tecnica (intercettazioni telefoniche e ambientali) ma anche di appostamenti e pedinamenti che hanno consentito di scoprire i luoghi utilizzati come nascondiglio della droga. Mai dentro le abitazioni, quasi sempre all’esterno, tra anfratti rocciosi difficili da raggiungere, oppure in spazi appositamente creati all’interno delle macchine. I componenti del sodalizio erano particolarmente accorti: usavano schede telefoniche intestate a persone insospettabili, che dopo pochissime comunicazioni venivano buttate via. I contatti, invece, avvenivano via sms nel tentativo di sfuggire all’attenzione delle forze dell’ordine. Tentativo inutile considerato che i carabinieri tenevano tutti gli “interessati” sotto controllo e sono così riusciti ad arrestarli.

Gli sviluppi. L’operazione – che è stata chiamata dai militari “Polo Est” – non è ancora conclusa. Nei prossimi giorni altri componenti dell’organizzazione saranno catturati all’estero, come ha anticipato il colonnello Cicognani. L’inchiesta, dopo una prima fase curata dalla Procura di Tempio, è passata di competenza alla Dda di Cagliari proprio perché è stata contestata agli arrestati l’associazione a delinquere finalizzata, in questo caso, al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Un’attività molto delicata attraverso la quale è stato possibile «disarticolare» – per usare le parole del capitano Aucello – una rete dove ognuno aveva un ruolo ben preciso: c’era chi occupava una posizione al vertice, chi ricopriva ruoli intermedi

e chi era dedito esclusivamente allo spaccio. I rifornimenti che provenivano principalmente dall’Albania e dall’Olanda hanno richiesto la collaborazione di forze di polizia estere. Un lavoro di sinergia che nei prossimi giorni consentirà di chiudere il cerchio.

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