Appalti, la Squadra si sfalda

Nell’interrogatorio Andrea Ritossa scarica le responsabilità su Tore Pinna

ORISTANO. La Squadra si scopre stabile come un castello di carte. Di quelli che i bambini divertiti o gli adulti annoiati fanno per passare il tempo. Al minimo soffio di vento o alla minima oscillazione del tavolino, il castello viene giù. Ovviamente la caduta peggiore la fa chi sta al vertice, perché precipita da una posizione molto più alta. Ma ora che il gioco di quella “Squadra” degli appalti pilotati è ancora una volta svelato, nessuno sembra voler indossare la stessa maglia di Salvatore Pinna, l’ingegnere desulese considerato il deus ex machina dell’organizzazione capace di spartirsi gli incarichi e persino di orientare le scelte dei piani alti della politica. Grazie anche ai politici, due politici: i consiglieri regionali di Forza Italia Antonello Peru e Angelo Stochino. Sono le tre persone finite in carcere nell’inchiesta bis coordinata dal sostituto procuratore Armando Mammone, che ha portato anche altre quattordici misure cautelari.

Gli interrogatori. Nell’ambito di queste, ben tredici persone sono finite ai domiciliari e proprio una di loro, l’ingegnere cagliaritano Andrea Ritossa, è la prima a rompere il silenzio. Lo fa per ore, affiancato dall’avvocato Sebastiano Tola, prima al chiuso della stanza del giudice per le indagini preliminari Annie Cecile Pinello e poi in quella dello stesso sostituto procuratore. Ha molto da dire perché ha molto da chiarire. Quello del “re dei porti” turistici sardi, attraverso il buon nome della società Martech nata col padre e unica specializzata nell’isola per quella tipologia di lavori, è un nome che ritorna spesso nelle intercettazioni contenute nell’ordinanza che stabilisce le misure di custodia cautelare. Contro Andrea Ritossa si scaglia proprio Salvatore Pinna in una conversazione intercettata in cui c’è ben poco da capire: si parla di una spartizione di denaro, si parla di percentuali da suddividere. Il problema semmai è interpretare quale sia il vero senso di quella spartizione. Da dividere ci sono i duecentomila euro per la progettazione del porto di Tertenia oppure i soldi della tangente mascherata che, secondo la procura, sarebbe finita nelle solite tasche proprio attraverso il finanziamento di quell’opera, secondo le percentuali prestabilite.

Il ruolo di Pinna. Le risposte dell’ingegnere cagliaritano non convincono del tutto il sostituto procuratore, ma quel che in ogni caso appare evidente è lo smarcarsi da Salvatore Pinna con il quale Andrea Ritossa ha collaborazioni fruttuose dal 2000. Ma in questa inchiesta il passato (troppo passato) è una terra straniera, anche se il sistema della Squadra non può essere certo nato in un giorno e i dubbi sul fatto che i metodi di Salvatore Pinna fossero ben collaudati in anni precedenti restano.

Gli appalti pilotati. Si resta ai fatti più recenti come quelli legati alla progettazione del porto di Tertenia, ancora non nato. Per l’assegnazione della progettazione si sgomita, ma alla fine vincono Pinna e Ritossa con le loro aziende. Su quindici la loro offerta è quella migliore, per la procura però questo avviene grazie a una turbativa d’asta palese. La prova è in un disegno. Andrea Ritossa va a trovare Salvatore Pinna nel suo studio e lì quest’ultimo gli chiede di preparare un disegno e una relazione. Il problema è che la gara di aggiudicazione non è stata ancora bandita e questo insospettisce non poco chi oggi indaga: due professionisti preparano tutto in anticipo e in più questo tutto, questo piccolo incartamento, finisce sulle scrivanie del Comune di Tertenia? C’è qualcosa che non torna, ma Andrea Ritossa ha una spiegazione. Anche per questa stranezza. Quello non era un disegno, ma una semplice bozza, uno schizzo poi accompagnato da una brevissima relazione tecnica. E soprattutto l’ingegnere cagliaritano mai si sarebbe aspettato che dalla scrivania di Salvatore Pinna quei fogli finissero in altri luoghi ben più compromettenti come le stanze dell’amministrazione comunale. Per la procura, che ha coordinato le indagini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Oristano e della Compagnia dei carabinieri di Tonara, la presenza di quel foglio e la successiva assegnazione dell’incarico a Pinna e Ritossa non hanno il profumo del pulito.

Le tangenti. Per chi muove le accuse, nell’importo complessivo dei lavori da effettuare ci sarebbe stato un surplus, un’area cuscinetto di denari da spartire tra i protagonisti della progettazione e da mascherare attraverso prestazioni di lavoro fittizie. Falso, risponde Andrea Ritossa che ha precisato che quello era tutto lavoro quantificato e quando si parla di somme che si devono pagare, quel «si devono» andrebbe inteso proprio come retribuzione per chi aveva speso saperi, capacità, strumenti e mezzi per delle prestazioni. E da che mondo è mondo, il lavoro va retribuito. Sulla validità o bontà dell’opera, l’ingegnere ha pochi dubbi visto che il porto avrebbe dimezzato le ore di navigazione tra Arbatax e Porto Corallo, raggiungibile altrimenti dopo una giornata di navigazione.

Le misure cautelari. È a quel punto che, terminato l’interrogatorio, l’avvocato Sebastiano Tola ha chiesto la revoca dei domiciliari. Il sostituto procuratore Armando Mammone non si è opposto, ma ha ribadito invece la necessità di sospendere temporaneamente dalla professione

Andrea Ritossa. Il giudice deciderà nei prossimi giorni, al termine di tutti gli altri interrogatori dei componenti della Squadra, della quale ora più d’uno potrebbe dire di non aver mai vestito la maglia e di non averne mai fatto parte. O se vi ha giocato, l’avrebbe fatto a sua insaputa.

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