Appalti pilotati, l'irresistibile ascesa dell'ingegnere junior Salvatore Pinna

Ha preso la laurea breve solo nel 2009, ma dagli anni '90 a oggi il regista di Sindacopoli ha rastrellato incarichi in tutta l'isola con il favore di politici corrotti

NUORO. Nell’ambiente era conosciuta come la ditta pigliatutto. Sin dagli anni ’90, lo studio Chessa & Pinna si aggiudicava, bando dopo bando, il maggior numero di appalti di progettazione nella provincia di Nuoro, allargando via via il proprio raggio d’azione all’intera Sardegna. Studio tecnico di ingegneria, architettura, urbanistica e agraria, e chi più ne ha più ne metta: già l’intestazione del sodalizio avrebbe consigliato uno sguardo più attento da parte delle amministrazioni pubbliche, anche perché, almeno sino al 2009, lo “studio associato”, come pomposamente si autodefiniva, aveva un unico laureato, e cioè l’ingegnere Francesco Chessa. Salvatore Pinna infatti è diventato ingegnere, per di più junior (cioè dopo aver conseguito una semplice laurea triennale), solo nel 2009, quando i due storici amici hanno deciso di dividere, almeno sulla carta, i propri destini: Chessa fondando la Edilogica srl, Pinna la Essepi Engineering srl. Sino ad allora, la premiata ditta era «una mera denominazione dello studio professionale dove Chessa svolgeva l’attività di libero professionista, non indicativa di alcun autonomo soggetto giuridico e fiscale», come ammise egli stesso al Tar nel 2005, nell’ambito di un ricorso contro il Comune di Siniscola. Un patto d’affari, insomma.

Il faccendiere. Questa lunga premessa per dire che, sin dall’inizio di questa vicenda, il ruolo di Salvatore Pinna è stato più quello del regista, l’abile tessitore di intrecci tra politici spesso corrotti e professionisti molto disinvolti, che quello di un tecnico. Ma chi è colui che nella carte dell’inchiesta viene indicato come il dominus degli appalti, capace di guidare il gioco sia di un progetto da poche decine di migliaia di euro quale la ristrutturazione di una palestra in un paese del centro Sardegna, sia della costruzione di una strada statale da 300 milioni come la Sassari-Olbia?

Le auto di lusso. Cinquantatré anni il prossimo giugno, Salvatore Pinna nasce a Tonara, ed è qui che avvia la prima attività dopo essersi diplomato a Sorgono come perito agrario. Per qualche tempo infatti vende auto. Non ha una propria concessionaria, ma è un venditore free lance, un intermediario tra filiali di case automobilistiche e acquirenti. Anche dopo che avrà abbracciato l’edilizia, o meglio gli appalti, le auto resteranno la sua grande passione. Grandi, costose, appariscenti: qualcuno lo ricorda sfrecciare negli stretti tornanti del Mandrolisai a bordo di una Maserati. In seguito è passato a un più sobrio, si fa per dire, suv Audi, poi a una Ranger Rover Evoque e infine a una Jeep Wrangler. I suoi spostamenti lo portano a trasferirsi su un altro fronte del Gennargentu, a Desulo, dove conosce la futura moglie Giovanna Frau, la farmacista del paese.

Il pizzino. Poi, la svolta nell’incontro con Chessa, e la ricerca comune di interlocutori nella politica. A cominciare da Silvestro Ladu, assessore regionale ai Lavori pubblici. Dicono che la vera ascesa della ditta Chessa & Pinna sia cominciata in quel periodo. Tempo dopo, Ladu chiederà a Pinna di ricambiargli il favore, chiamandolo a testimoniare il falso nel processo sul peculato dei fondi consiliari per il quale è stato condannato in primo grado a sei anni. Il caso, e la perizia dei carabinieri della compagnia di Tonara guidata dal capitano Andrea Di Nocera che hanno dato il via a questa indagine, hanno voluto che nella perquisizione della casa di Pinna saltasse fuori un “pizzino” del politico inquisito con le istruzioni sulla testimonianza in aula.

Ma è l’incontro con i consiglieri regionali Angelo Stochino e Antonello Peru a riservare le maggiori soddisfazioni all’ingegnere jr di Desulo. La sua società Essepi Engineering apre una sede a Nuoro, a pochi passi dalla Provincia, dove prima del commissariamento Pinna è di casa. Dopo apre un’altra sede a Cagliari, poi a Iglesias. «L’organizzazione criminosa capeggiata dal Pinna», come la definiscono i magistrati,

tiene sott’occhio gli appalti di mezza isola: strade, porti, scuole. Persino ferrovie, almeno sulla carta. Ma è solo una falsa fatturazione appoggiata alle società estere create ad hoc, una in Qatar e una in Serbia. Lavori mai eseguiti, soldi veri: tangenti per centinaia di migliaia di euro.

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