l’inchiesta

Zallocco, sei ore davanti al gip: non mi ero accorto degli illeciti

ORISTANO. La più celebre in materia è la frase pronunciata dall’ex ministro Claudio Scajola, l’uomo che ricevette un appartamento con vista sul Colosseo «a sua insaputa». In maniera simile ora i...

ORISTANO. La più celebre in materia è la frase pronunciata dall’ex ministro Claudio Scajola, l’uomo che ricevette un appartamento con vista sul Colosseo «a sua insaputa». In maniera simile ora i giocatori della Squadra degli appalti pilotati che dominava su mezza Sardegna cadono dalle nuvole. E sperano che le loro parole facciano da paracadute. Dopo l’ingegnere cagliaritano Andrea Ritossa che giovedì si era smarcato dal vertice e dai metodi della presunta associazione a delinquere, ieri l’ingegnere romano Giovanni Zallocco è arrivato dalla capitale per affermare di non essersi accorto che fosse stato varcato il confine tra il lecito e l’illecito.

Il suo interrogatorio di fronte al giudice per le indagini preliminari, Annie Cecile Pinello, dura sei ore. Nella stessa stanza del tribunale di Oristano, oltre all’avvocato Michele Monaco che difende il responsabile dello studio Erregi coinvolto nei lavori sulla strada Sassari-Olbia, c’è anche il pubblico ministero Armando Mammone. Le domande sono tante e dettagliate, i chiarimenti paiono esserlo un po’ meno, ma alla lunga arrivano le conferme che l’accusa cercava. La versione di Giovanni Zallocco appare edulcorata, ma somiglia molto a una conferma dell’impianto accusatorio sebbene con vari distinguo.

Per prima cosa, quando entra in contatto con l’ingegnere desulese Salvatore Pinna, l’organizzazione mangiatutto stroncata dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Tonara e dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Oristano era già in piedi. Secondo l’accusa avrebbe avuto però un ruolo non secondario nel sistema di tangenti messo in piedi anche per l’appalto della Sassari-Olbia. Per la procura Giovanni Zallocco è il mediatore, il trait d’union tra le ditte che vi lavorano e i funzionari o i commissari che devono essere “convinti” affinché assegnino ai nomi giusti l’incarico. È colui che avrebbe raccolto il gruzzolo da 800mila euro poi indirizzato verso le tasche prestabilite.

È l’uomo che, accusato di turbativa d’asta e di corruzione, avrebbe orientato con metodi convincenti anche appalti e incarichi di progettazione che riguardavano i Comuni di Aritzo, Ortueri e Arzana. Paesi che riportano indietro al primo filone d’inchiesta. Sul legame coi politici avrebbe poi spiegato che riteneva questo fondamentale perché dai lavori finanziati coi soldi pubblici arrivano le maggiori opportunità per le imprese. È per questo motivo che avrebbe sostenuto le attività di lobbing messe in atto da Salvatore Pinna per convincere i politici collusi a finanziare i progetti.

In sei ore, l’ingegnere romano, che ha chiesto la revoca dei domiciliari, ha detto molto

di più. Tornerà a breve a Oristano per un faccia a faccia col sostituto procuratore, il quale spera di avere altri chiarimenti. In particolare quelli su un misterioso polo ospedaliero e un altro appalto da 350milioni avvolto nella nebbia: forse il riferimento è alla realizzazione di una strada.

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