Satta resta in carcere: non potrà giurare in aula

Il gip non concede il permesso di lasciare la cella all’esponente dell’Uds Dubbi sull’iter da seguire: la Giunta per le elezioni esamina diversi pareri

CAGLIARI. Né in manette né in alcun altro modo: il permesso di uscire dal carcere non può essere concesso anche se è stato richiesto «solo per il giuramento in Consiglio regionale». Con questa motivazione, il giudice preliminare Giovanni Massidda ha negato a Giovanni Satta (Uds) – proclamato eletto dall’Ufficio centrale ma allo stesso tempo è detenuto nel carcere di Bancali per associazione a delinquere e traffico di internazionale di stupefacenti – l’autorizzazione alla libera uscita temporanea per prendere oggi possesso del seggio a Cagliari. L’istanza era stata presentata dagli avvocati Angelo Merlini e Marco Enrico, che difendono Satta anche nell’inchiesta della Procura distrettuale Le argomentazioni del potenziale consigliere regionale non hanno fatto breccia. Il Gip ha risposto che «il caso concreto non può essere equiparato a quelli in cui identico permesso speciale è accordato dalla legge e che poi sono quelli di un lutto o delle visite a familiari stretti». Dunque, niente giuramento per Satta: a gestire l’intricata vicenda dovrà essere, ancora una volta, il Consiglio regionale.

Parere legale. La Giunta delle elezioni – è l’organo del Consiglio che si occupa dello status dei consiglieri – sin dalla scorsa settimana (la proclamazione di Satta risale a giovedì) ha chiesto un parere agli avvocati interni e a diversi consulenti. Oggi quei pareri saranno al centro della riunione convocata dal presidente della Giunta delle elezioni – Eugenio Lai (Sel) – di prima mattina a poche ore dalla seduta in cui Satta avrebbe dovuto giurare. Dopo aver preso atto della decisione dell’Ufficio elettorale, il Consiglio non potrà che fare altrettanto con il provvedimento del Gip. Ma allo stesso tempo va detto che – visto l’impedimento – Satta per ora non perderà il diritto al seggio: sarà solo rinviato alla prossima seduta utile. Però è evidente che la situazione di stallo non potrà andare avanti all’infinito.

Le ipotesi. Secondo alcuni esperti, Satta per essere sospeso dall’incarico – come imposto dalla legge anti-corruzione Severino – dovrebbe prima giurare fedeltà alla Repubblica. Solo allora e una volta concluso l’iter della Severino – sostengono – la sua posizione potrebbe essere congelata fino a un massimo di 18 mesi, con lo stipendio base di consigliere (intorno ai 6mila euro) ridotto del 70 per cento. Per altri consulenti invece la procedura Severino potrebbe scattare d’ufficio e il giuramento non sarebbe necessario. Se così fosse, nascerebbe un altro problema: a chi spetterebbe la nomina del sostituto: all’Ufficio centrale, oppure alla Giunta delle elezioni?

Caso unico e ricorsi. La vicenda di Satta pare che non abbia precedenti: sarebbe il primo caso di un consigliere proclamato quand’è già «in stato di detenzione». Va poi aggiunto che l’iter della Severino non è veloce: fra passaggi tra Roma e Cagliari, di solito sono necessari da due ai tre mesi. Per l’altro consigliere detenuto (è Antonello Peru di Forza Italia, coinvolto nell’inchiesta Sindacopoli2) ad esempio l’iter della sospensione non è ancora cominciata nonostante l’arresto risalga a oltre dieci giorni

fa. Nel frattempo l’ex consigliere Gianni Lampis (defenestrato da Satta) e il suo partito Fdi-An hanno confermato che ricorreranno al Tar. Secondo loro, anche questa volta, ci sarebbe stata «un’interpretazione arbitraria della legge elettorale». (ua)

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