Per i nuovi migranti si aprono le porte delle vecchie carceri

I bandi sotto le aspettative: caccia a strutture dismesse Sotto esame gli ex penitenziari. Salvini e Pili all’attacco

SASSARI. La corsa verso la libertà rischia di finire dentro una cella. Organizzare l’accoglienza dei migranti all’interno di carceri dismesse ormai è molto più di una ipotesi. Nelle scorse settimane sono stati fatti i sopralluoghi nei penitenziari chiusi di Iglesias, Quartucciu e Macomer, individuati dal Viminale come possibili soluzioni per accogliere i profughi che presto arriveranno nell’isola. Soluzioni d’emergenza che vanno a sopperire alla carenza di altre strutture. I bandi per l’accoglienza non hanno dato i frutti sperati. Rispetto a un anno fa i privati sembrano essersi tirati indietro. Forse a causa di margini di profitto non proprio elevatissimi. Lo aveva detto a chiare lettere il prefetto di Cagliari, Giuliana Perrotta, in occasione del primo grande sbarco del 2016, i 667 migranti arrivati nell’isola il 21 marzo. Il prefetto si era appellato a privati, istituzioni, imprenditori, comuni, ma le sue parole sembrano essere cadute nel vuoto. E così prende corpo l’ipotesi delle carceri dismesse.

Monitoraggi. Era stata la stessa prefettura di Cagliari ad ammettere nei giorni scorsi il monitoraggio di caserme e carceri chiuse. Un discorso che riguarda innanzitutto Iglesias, dismesso un anno fa, a cui sarebbero destinati 200 migranti, ma anche la struttura di Quartucciu, che attualmente ospita il carcere minorile. Mentre la scuola penitenziaria di Monastir, non più attiva per i costi troppo elevati, diverrà il centro regionale di raccolta degli immigrati, arrivando a ospitarne fino a 500.

Destra all’attacco. Una decisione, questa, che sta suscitando anche critiche nell’isola, e non solo. Il primo a denunciare la riapertura delle ex carceri era stato il leader di Unidos, Mauro Pili, ma la scelta di trasformare il centro di Monastir nell’hub regionale degli immigrati è stata bocciata con un tweet anche dal segretario della Lega, Matteo Salvini.

Emergenza sud. È il cagliaritano la zona che ha la maggiore necessità di strutture. Anche perché è la zona a cui spetta la porzione più alta di migranti. Alla Sardegna è stata assegnata una quota pari al 2,98 per cento del totale dei profughi in Italia, una cifra che dovrebbe aggirarsi tra i 5mila e i 5.500. Di questi Cagliari e il suo hinterland devono accoglierne quasi la metà, ovvero il 47,5, mentre alla provincia di Sassari ne spetta il 30,3, a quella di Nuoro il 12,9 e a Oristano il 9,3.

Ipotesi Macomer. Tra le altre strutture monitorate dal Viminale c’è anche il vecchio carcere di Macomer, chiuso dalla fine del 2014. Ma per ora si tratta solo di una ipotesi. Nel Nuorese, infatti, ci sono già 10 centri temporanei sparsi per tutto il territorio provinciale. Aritzo, Tonara, Olzai, Sarule, Jerzu, Sadali, due a Ilbono. Infine, Tertenia e Dorgali, pronti ad accogliere i prossimi migranti che approderanno in Sardegna.

Il nord. Anche nel nord dell’isola sono sufficienti i centri di accoglienza. Da Sassari ad Alghero, da Porto Torres a Sorso, da Muros a Castelsardo, da Valledoria a Santa Maria Coghinas. Ma solo per ora. Per il futuro, infatti, dalla stessa prefettura non si esclude che possano essere prese in considerazione anche strutture demaniali.

Sbarchi nel 2016. Finora in Sardegna ci sono stati due grandi sbarchi. Il primo, il più numeroso, 667 migranti arrivati il 22 marzo. Il secondo, 235 profughi soccorsi al largo del canale

di Sicilia e portati a Cagliari, una decina di giorni fa. In totale nell’isola si contano oggi circa 3.200 migranti. Numeri che collocano la Sardegna al quinto posto della classifica nazionale che vede ai primi posti la Lombardia, con quasi 15mila immigrati, e la Sicilia, a quota 12mila.

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