Spopolamento, terre gratis e super internet per salvare i paesi dell’interno

Le ricette di sindaci e Regione per evitare che il centro della Sardegna diventi un deserto. Dal 1950 perso il 40 per cento dei residenti. Entro il 2050 rischiano di sparire 166 Comuni su 377

 

SASSARI. Effetto ciambella. È un fenomeno lento e inarrestabile, per ora, che moltiplica i residenti dei centri costieri e svuota i paesi dell’interno. Un po’ come una popolazione disperata che si attacca ai bordi di un’isola che affonda. La Sardegna si vuota, perde abitanti in modo progressivo, ma non lo fa in maniera omogenea. Nel 2060 l’isola avrà poco più di un milione di abitanti. Entro il 2050 saranno spariti 166 dei suoi 377 paesi. E saranno tutti nell’interno della Sardegna. Una catastrofe antropologica che per ora sembra inarrestabile.

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Zero. Secondo uno studio dell’università di Cagliari entro 10 anni spariranno i primi 35 comuni. C’è anche una black list: Semestene, Monteleone Rocca Doria, Armungia, Ballao, Esterzili, Seulo, Ussassai, Bortigiadas, Anela, Borutta, Cheremule, Giave, Mara, Martis, Monteleone, Nughedu San Nicolò, Padria, Aidomaggiore, Ardauli, Asuni, Baradili, Montresta, Morgongiori, Nughedu Santa Vittoria, Ruinas, Simala, Sini, Soddì, Sorradile, Ula Tirso, Villa Sant’Antonio, Villa Verde. Un elenco di condannati a morte. Il cui destino sembra inevitabile.

Comuni fantasma. Il ritratto da fare del comune fantasma è semplice. Centro dell’interno, con meno di mille abitanti, natalità zero e assenza di servizi. Hanno tutti una stessa caratteristica. Dal 1950 a oggi hanno perso il 40 per cento dei residenti. Un processo accelerato in questi anni da una fuga progressiva dello Stato. Chiudono i servizi, gli uffici, le scuole, le caserme. Si desertifica il tessuto sociale. E si cancella l’identità di una comunità.

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L’inversione. Ma accanto agli studi che vivisezionano un processo vissuto come un male incurabile si prova a sfidare l’impossibile.

I sindaci dei paesi dell’interno danno vita a ricette creative per attrarre residenti. Ma anche la Regione forse per la prima volta mette soldi e idee per ripopolare l’isola.

Terre e case. Il sindaco di Ollolai Efisio Arbau ha messo sul mercato le case abbandonate. Un euro per acquistarla, ma con l’obbligo di restaurarla e trasferire in paese la residenza. La Regione ha dato vita a un processo molto più impegnativo. «Impossibile pensare di risolvere un tema così complesso con un unico intervento – spiega l’assessore agli Enti Locali Cristiano Erriu –. E nessuno può pensare che si possa invertire questa tendenza in pochi mesi. Ci sforziamo per rendere più appetibile la vita nei paesi della Sardegna. E lo facciamo attraverso una serie di iniziative. Un esempio concreto è la scelta di dare le terre incolte della Regione ai giovani under 40 che diano vita un’impresa agricola. Vogliamo creare un tessuto che leghi i sardi anche alla terra e rafforzi il senso di comunità».

Massa critica. «Ci sono anche una serie di iniziative che hanno messo insieme alcuni centri come la “Città della Terra cruda” una rete di 12 paesi del Medio Campidano che punta su identità, luoghi, artigianato, enograstronomia. Un volano che deve attirare i turisti – continua Erriu –. Una simile iniziativa è stata creata, sempre con la supervisione della Regione, in Gallura con la “Città dei paesi”. Il principo è lo stesso».

Il peso dell’identità. La strada per salvare i centri dell’interno dallo spopolamento sembra proprio essere quella dell’esaltazione dell’unicità, del modello culturale e identitario. Paesi come Oliena e Orgosolo sembrano da tempo avere puntato su questo tipo di iniziativa. Orgosolo con i suoi murales unici è diventato uno dei centri del cuore della Sardegna più visitato dai turisti. Ecco perché cancellare i suoi murales non è solo uno sfregio all’identità di un luogo, ma una perdita economica. «Certo la riscoperta dell’identità dei paesi dell’interno e la loro valorizzazione turistica potrà essere una delle chiavi per evitare lo spopolamento. La Regione è accanto a questo tipo di iniziative. Anche per questo ha finanziato una legge che dà incentivi per chi recupera le case nei centri storici, iniziativa a cui hanno aderito 250 comuni. Perché ha accompagnato l’iniziativa del sindaco di Ollolai delle case a un euro. E perché ora lavora per esportare questa idea in altri Comuni. Un processo che ci vede impegnati anche su altri fronti. Lavoriamo perché le amministrazioni diventino protagoniste nella gestione di alcuni beni strategici, come le ex stazioni ferroviarie dismesse, o gli edifici della ex Isola. È chiaro che è indispensabile esaltare il più possibile il concetto di rete tra i Comuni. E la riforma degli enti locali mira a esaltare proprio questo concetto cardine».

I Comuni 2.0. Ma sarebbe riduttivo pensare che la Regione pensi di rivitalizzare i centri dell’isola con agricoltura ed enogastronomia. «Abbiamo dato vita a forti investimenti per portare la banda larga in tutti i comuni della Sardegna – conclude Erriu –. Passo essenziale per migliorare proprio i servizi. Si deve invertire la tendenza che si è avuta negli anni nello svuotare i piccoli centri di servizi. L’attrattività passa proprio dall’eliminare il gap tecnologico con i grandi centri».

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