«Alberto sembrava un ragazzo come tanti»

Ozieri, la comunità turbata per il coinvolgimento di Cubeddu. Il vice sindaco: «Storia terribile»

OZIERI. Mercoledì mattina Ozieri si è risvegliata con quella notizia che era nell’aria da qualche tempo ma che - nella speranza che non fosse vera - tutti speravano di non ricevere. L’arresto del giovanissimo Alberto Cubeddu per il concorso negli omicidi di Gianluca Monni e Stefano Masala (unito all’arresto di Antonio Zappareddu non per gli stessi reati ma per detenzione di armi) ha avuto sulla città l’effetto di un tornado e ovunque si andasse era impossibile non sentirne parlare. Lo sconcerto, come è ovvio, è stato il sentimento più immediato di fronte alla fotografia di quel ragazzo con la faccia pulita indicato come colpevole di due crimini efferati, crudeli, premeditati, ma aggravati da futili motivi. E, pur con il dispiacere (o la vergogna?) di vedere un proprio giovanissimo concittadino (che i più snob si sono premuniti di ricordare non essere ozierese al cento per cento) tra i protagonisti di una vicenda così terribile, la condanna è stata pressoché unanime: non vi può essere alcuna giustificazione per un atto così tremendo. «Non siamo abituati a episodi del genere – dice il vice sindaco Uccio Farina – la nostra è una comunità tranquilla, quanto accaduto lascia tutti frastornati. Se dovesse essere accertato il coinvolgimento di Alberto Cubeddu nelle due drammatiche vicende – continua Farina – allora dovremo tutti metterci in discussione come genitori. Perché – spiega il vice sindaco – si tratta di un ragazzo apparentemente normale, che conduce una vita simile a quella dei nostri figli». La condanna, se il processo confermerà la verità raccontata sinora, sarà senza se e senza ma. Ma una condanna dolorosa, con la consapevolezza, come ha sottolineato Farina, che il male può essere anche vicino. Leggendo gli approfondimenti giornalistici, agli occhi dei lettori la verità - almeno quella indicata dagli inquirenti - ha assunto in pieno tutti i suoi contorni, e si è riusciti a dare un minimo di senso alla vicenda. E anche a quello che mercoledì sera appariva come il punto più oscuro, per gli ozieresi: il coinvolgimento di Antonio Zappareddu, la cui foto apparsa ieri vicina alle altre su tante testate on line aveva fatto quasi gridare allo scandalo per la minoregravitaà (almeno in confronto agli altri due) del reato che gli viene attribuito. Ci vorrà del tempo per metabolizzare la cosa, per analizzare tutti i dettagli, per consentire agli inquirenti di fare piena luce su una vicenda ancora oscura in molti punti, in particolare sulla sorte del povero Stefano Masala. E mentre martedì sera anche Ozieri

piangeva la scomparsa della mamma Carmela, nei giorni successivi il sentimento prevalente è stato e sarà lo sgomento, l’inquietudine nel rendersi conto che le “cose” non succedono solo lontano da noi ma possono essere terribilmente, e drammaticamente, nostre oscure ma reali vicine di casa.

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