Il gip: Pinna killer di Monni, lui sparò le tre fucilate

In cella perché «può uccidere ancora». Cubeddu riconosciuto da un testimone. La difesa: solo ipotesi, nessuna prova

SASSARI. Chi ha ucciso Gianluca Monni? È una domanda che oggi, a distanza di un anno e venti giorni dal delitto, ha una risposta. Ed è contenuta nelle ultime pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale dei minori di Sassari: «Le modalità esecutive dell’omicidio di Gianluca Monni – scrive il giudice Maria Stefania Palmas – evidenziano l’indole aggressiva dell’indagato (Paolo Pinna ndc) che, nonostante la giovanissima età, con ferma e feroce determinazione, ha esploso ben tre fucilate caricate con munizioni spezzate, continuando a sparare anche quando la vittima era già riversa a terra».

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Tra le cause scatenanti dei terribili fatti di sangue che hanno sconvolto Orune e Nule c'è un messaggio con i versi di un poeta sardo arrivato sui telefonini di un gruppo di amici. Offese e derisioni destinate a Paolo Pinna? Forse no. Ma secondo gli inquirenti per quelle frasi dialettali un giovane di 17 anni si è trasformato in uno spregiudicato assassino

Nelle ordinanze dei gip di Nuoro e Sassari c’è molto più della ricostruzione dei due delitti di Orune e Nule. Ci sono i retroscena che aiutano a comprendere il tessuto sociale nel quale sono maturati gli omicidi. Dinamiche e legami scoperti dagli inquirenti che due giorni fa hanno arrestato i presunti responsabili della morte di Gianluca Monni, l’8 maggio del 2015, e di Stefano Masala, il giorno prima. Si tratta di Paolo Pinna, 18 anni, di Nule e di Alberto Cubeddu, 21, di Ozieri.

La supertestimonianza. Le indagini scattano grazie a un riconoscimento che si rivelerà importantissimo. I carabinieri del reparto investigativo di Nuoro raccolgono la testimonianza di una persona che aspettava il pullman quella stessa mattina e che riconosce senza alcuna titubanza, attraverso le foto che le vengono mostrate in caserma, Alberto Cubeddu. C’era lui, insieme a un’altra persona, nella macchina grigia che «passava e ripassava» davanti alla pensilina degli studenti alle 7 del mattino. «Questa è già una piena prova – scrive il gip Pusceddu – ma è anche l’inizio delle indagini». Perché attraverso Cubeddu si arriva poi a identificare il secondo giovane: suo cugino. Quello che ebbe un ruolo chiave.

L’assassino di Gianluca. Per la prima volta emerge chiaramente che l’8 mattina a uccidere lo studente di Orune fu Paolo Pinna, 17 anni all’epoca. Le “esigenze cautelari” sono assolutamente giustificabili, secondo il gip, proprio per via della «personalità irosa e vendicativa di Pinna e del suo complice (il cugino di Ozieri Alberto Cubeddu, 21 anni ndc) che hanno abilmente curato la precostituzione di alibi e percorsi di impunità...». Atteggiamenti riferibili tanto al delitto Monni quanto alla trappola mortale tesa a Stefano Masala. Un giovane pericoloso che, secondo il gip, potrebbe uccidere ancora.

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Nuoro, dopo  l'arresto dei giovani indagati per l'assassinio dello studente di Orune freddato a colpi di fucile l'8 maggio del 2015 , ma anche per la scomparsa del 29enne di Nule, gli inquirenti spiegano quale sarebbe il movente dei delitti. Tutto risalirebbe a una lite tra i protagonisti durante una festa paesana. L'ipotesi di reato è di omicidio premeditato per futili motivi

Cugini temerari. «Incuranti dei rischi – scrive la Palmas – connessi all’esecuzione di un omicidio in un paese diverso dal proprio e in particolare del pericolo di essere coinvolti in un conflitto a fuoco». Paolo Pinna, quindi, lo spavaldo esecutore materiale, il ventunenne Alberto Cubeddu «un succube incapace di resistere a ogni suggerimento del cugino, a ogni suo desiderio criminale – scrive il gip di Nuoro Mauro Pusceddu – Un soggetto in questa sua anaffettività priva di senso critico, pericoloso quanto imprevedibilmente determinabile in ogni direzione». Nelle pagine dell’ordinanza si parla di un Cubeddu «sottomesso psicologicamente alle determinazioni del cugino che gli ordina, con tanto di punti esclamativi, cosa fare e di risolvere i problemi, nonostante sia maggiore di età». E va anche oltre il gip. Parla di una «personalità dominata, che pagherà giustamente il prezzo più alto, non fosse altro perché appare più grave assecondare un minorenne violento che realizzare autonomamente il proposito, e ciò quantomeno sotto il profilo della pericolosità sociale».

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La moto e il piano diabolico. Alberto Cubeddu diventa proprietario di una moto il 10 febbraio del 2015 (tre mesi prima del delitto Monni). Dopo circa un mese e mezzo, la moto venne data a un altro giovane che aveva il compito di fare una manutenzione generale e il cambio delle gomme. Ma improvvisamente «dal 28 aprile l’esigenza di riaverla indietro diventa pressante. Ne hanno assoluto bisogno» (Pinna e Cubeddu). La perizia sui messaggi WhatsApp tra i due cugini dimostra che stavano pianificando l’omicidio. «Hanno bisogno urgente della moto – scrive il giudice per le indagini preliminari – ed è ben chiaro negli ordini che Pinna impartisce al cugino: “Risolvilo!!! Fai come vuoi però fallo”». E lo stesso giorno Pinna riallaccia i rapporti con Stefano Masala. Gli serve, ha bisogno di lui per raggiungere Orune in macchina e su di lui deve anche far ricadere le colpe del delitto. L’auto verrà poi incendiata e la moto gli servirà per rientrare a casa a Nule dopo l’omicidio, spiegano gli investigatori. Lo vede una persona rientrare: «Una testimonianza formidabile», la definisce il gip. Il piano è stato portato a compimento: Monni è stato ucciso, Masala è sparito. Ma il finale non è quello che i due cugini immaginavano.

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