La filastrocca della vendetta

Ecco i versi diffusi su whatsapp interpretati da Pinna come una presa in giro

NUORO. «Per me l’hanno fatta, per me. E prova a indovinare chi?» è il momento decisivo di tutta la tragica storia. Il momento in cui Paolo Pinna riceve sul gruppo whatsapp “Spuntino maggio” l’audio di una sorta di poemetto in dialetto scritto, anzi sarebbe meglio dire “decantato con enfasi” , del poeta estemporaneo orunese Mario Cherchi. Chissà perché, Paolo Pinna si convince che sia dedicato a lui. E lo dice all’amica con la quale sta messaggiando che gli chiede: «Boooh, ma chi è?» . «Un poeta di Orune, un poeta nato, già lo so io chi è». E così che l’allora diciassettenne il diciottenne ha cominciato a preparare la vendetta nei confronti di Gianluca Monni.

Sì, ma che cosa dice questo poemetto? Già ascoltarlo è molto difficile perché la registrazione è stata fatta probabilmente durante uno spuntino, ma anche traducendolo dall’orunese stretto in cui è declamato non si capisce quale sia l’attinenza con l’episodio accaduto a Orune e dove siano le parole di scherno nei confronti di Paolo Pinna. Ma lui invece si convince che è stata fatta per lui, per deriderlo. «Perché – dice al cugino Alberto Cubeddu, complice e succube del suo carattere forte – è un amico di famiglia dei Monni, Gianluca lo chiamava zio».

«L’umile porta si presta cortese... a ogni forestiero che scende di fretta. Ma quando scende nel ponte cantina resta contento per la compagnia» sarebbero questi i passi più significativi sui quali Paolo Pinna ha costruito il suo castello di odio. «L’umile porta...» sarebbe stata l’accoglienza che gli avevano riservato a Orune e quel passaggio »si presta cortese”» era stato interpretato come Corte apertas e quindi la festa dove era cominciato tutto. L’altro riferimento sarebbe invece relativo al quartiere dove era accaduto il fatto. E la conclusione «resta contento per la compagnia» sarebbe la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’odio: Pinna l’aveva

intesa come una presa in giro nei suoi confronti visto che era stato pestato a sangue. Ad aggravare la situazione, il fatto che il poemetto era stato postato su un gruppo whatsapp in cui tutti avrebbero potuto ascoltare e, secondo lui, deriderlo. E così era partita la vendetta. (plp)

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

IL SITO DI GRUPPO GEDI PER CHI AMA I LIBRI

Scrivere e pubblicare libri: entra nella community