Delitti Monni e Masala: Pinna era minorenne e rischia 20 anni, Cubeddu l’ergastolo

I due giovani arrestati per gli omicidi di Stefano Masala e di Gianluca Pinna seguiranno percorsi processuali diversi: uno sarà trattato come un adulto, l’altro come un ragazzo

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Nuoro, dopo  l'arresto dei giovani indagati per l'assassinio dello studente di Orune freddato a colpi di fucile l'8 maggio del 2015 , ma anche per la scomparsa del 29enne di Nule, gli inquirenti spiegano quale sarebbe il movente dei delitti. Tutto risalirebbe a una lite tra i protagonisti durante una festa paesana. L'ipotesi di reato è di omicidio premeditato per futili motivi

SASSARI. Le strade processuali di Alberto Cubeddu e di Paolo Enrico Pinna si sono divise il giorno stesso in cui i loro nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati, da due Procure diverse, e adesso si separano definitivamente. I due giovani arrestati per gli omicidi di Stefano Masala e di Gianluca Monni seguiranno infatti percorsi diversi: uno sarà trattato come un adulto, l’altro come un ragazzo. Sono accusati degli stessi gravissimi reati e sono entrambi maggiorenni, ma ciò che conta è l’età che avevano il giorno del duplice omicidio.

Cubeddu aveva vent’anni, mentre il cugino ne aveva 17 e di conseguenza resterà minorenne davanti ai suoi giudici. Questo prevede il nostro sistema giudiziario ed è per questo che, subito dopo l’arresto, mercoledì Paolo Pinna è stato trasferito nell’istituto penitenziario per minorenni di Quartucciu mentre suo cugino è stato portato a Bancali. Oggi i due indagati saranno interrogati da gip diversi e, se si dovesse arrivare a un processo, saranno anche giudicati da collegi giudicanti diversi.

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Tra le cause scatenanti dei terribili fatti di sangue che hanno sconvolto Orune e Nule c'è un messaggio con i versi di un poeta sardo arrivato sui telefonini di un gruppo di amici. Offese e derisioni destinate a Paolo Pinna? Forse no. Ma secondo gli inquirenti per quelle frasi dialettali un giovane di 17 anni si è trasformato in uno spregiudicato assassino

I reati di cui i due cugini sono sospettati, con aggravanti da ergastolo, sono di competenza della corte d’assise. Tuttavia l’attenzione che il nostro ordinamento riserva ai minori fa sì che, a prescindere dalla gravità del reato contestato, questi vengano processati da un collegio composto da due giudici togati e da due giudici onorari (un uomo e una donna) scelti tra antropologi, psicologi e pedagoghi. Il processo ai minori viene celebrato a porte chiuse e le prerogative assegnate a un minore imputato, durante tutto l’iter processuale, sono enormemente (e comprensibilmente) più favorevoli rispetto a quelle previste per un adulto.

Il processo penale prevede che, se l’inchiesta si concluderà con una richiesta di rinvio a giudizio, entrambi gli accusati dovranno affrontare una udienza preliminare. Ma mentre il processo agli adulti prosegue fino alla conclusione e alla emissione di una sentenza, di assoluzione o di condanna, quello a un minore può essere sospeso fino a tre anni per la “messa alla prova” dell’imputato.

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Un istituto, anche questo, che viene deciso dal tribunale a prescindere dalla imputazione. Un’altra differenza è costituita dalla impossibilità, in un processo a minori, per le parti civili di costituirsi in giudizio contro l’imputato per il risarcimento del danno, che può essere chiesto in separato giudizio civile. I familiari delle vittime possono solo assistere al processo.

Ma è sulla pena, soprattutto, che i due processi penali si differenziano. Un minore beneficia infatti della diminuente per la minore età e il suo eventuale ergastolo è una condanna a vent’anni di reclusione.

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