Omicidi di Orune e Nule, i genitori di Pinna cercavano un alibi per il figlio

Il quadro che emerge dalle intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte a casa di Paolo Enrico, indagato per l'assassinio di Gianluca Monni e Stefano Masala, racconta di un nucleo familiare impegnato a proteggerlo contro tutto e contro tutti

SASSARI. Era un affare di famiglia. Il quadro che emerge dalle intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte a casa di Paolo Enrico Pinna racconta di un nucleo familiare impegnato a proteggere il figlio contro tutto e contro tutti, nonostante proprio i genitori fossero convinti che il loro ultimogenito l’avesse combinata grossa.

Come un film. I dialoghi della famiglia Pinna sembrano usciti dalla fantasia di uno sceneggiatore. Dopo l’omicidio di Gianluca Monni, e dopo la scomparsa di Stefano Masala, i Pinna – a leggere le carte – sembrerebbe che abbiano fatto tutto il possibile per cancellare le tracce di sangue che da Orune portavano alla cameretta del 17enne Paolo Enrico. Un ragazzo che non si era fatto alcun problema a puntare una pistola in faccia a un coetaneo. Alibi di famiglia. Babbo Roberto e mamma Giovanna avevano capito sin da subito che c’era qualcosa che non andava nel comportamento del loro ultimogenito: «Lascialo stare che è matto da legare», diceva Giovanna Maria Molinu, la mamma di Paolo Enrico, a suo marito. Nonostante tutto, i genitori avrebbero fatto il possibile per coprire la vita spericolata del baby balente, arrivando a muovere tutte le pedine di cui disponevano.

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Il padre. Aveva iniziato il padre, Roberto, a fare il giro tra gli amici di Paolo e tra tutti quelli che frequentavano il bar Planet per provare a spostare una data, in modo da creare un alibi al figlio. Le richieste emergono dalle intercettazioni tra due ragazzi di Nule: «E questo voleva che tu dicessi giovedì?», chiedeva una ragazzo all’amico durante una discussione su come Roberto Pinna avesse chiesto a più riprese di “spostare” la data in cui uno degli intercettati aveva accompagnato il figlio a casa. Un episodio accaduto l’8 maggio del 2015 ma che babbo Roberto avrebbe voluto anticipare al 7, il giorno della scomparsa di Stefano Masala. Una mossa che avrebbe fornito un alibi al figlio Paolo Enrico e che l’avrebbe liberato dalla testimonianza ingombrante di una compaesana che aveva detto di averlo visto in compagnia di Masala proprio nella tarda serata del 7 maggio.

La madre. Allo stesso modo anche Giovanna Maria Molinu aveva provato a coprire il figlio e, a suo modo, a dargli qualche consiglio: «Paolo, sei uscito disarmato?». Erano le sette del mattino del 25 giugno dell’anno scorso quando Giovanna Maria rimproverava il figlio di essere uscito la notte precedente senza un’arma addosso. Paolo rispose con un pizzico d’ironia chiedendo cosa fosse successo. Una battuta che non ottenne l’effetto sperato: «Ah, non è successo niente? Stivolino (Stefano Masala, ndr), è a casa sua che fa colazione e quell’altro di Orune è a casa sua che sta andando a farsi l’esame di diploma. Non è successo niente, vero? Disgraziato!». La difesa della mamma, che temeva una vendetta dai Masala o dei Monni, era iniziata da subito. L’8 maggio lo zio di Masala, Peppone, era andato dai Pinna per cercare notizie del nipote. Mamma Giovanna aveva detto di aver parlato col figlio di buon mattino e che, in quel momento, era ancora a letto. Un racconto smentito all’istante perché proprio in quel momento Paolo Pinna ritornava a casa in sella a una potente Kawasaki Ninja, con un casco nero senza visiera e gli occhi arrossati da una lunga percorrenza.

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La moto. Secondo Giovanna la moto con cui il figlio era stato visto rientrare a casa nella tarda mattinata dell’8 maggio poteva essere un indizio scomodo e non perdeva occasione per ricordarlo ai figli: «Mettetela da qualche parte». Oppure: «Deve sparire». E ancora: «L’avrei spostata io ma non sono in grado di guidarla». Oltre ai consigli su come cancellare le prove c’erano anche quelli sul comportamento da tenere in pubblico: «Devi stare zitto», ripeteva in continuazione a un figlio che invece faceva di tutto per mettersi in mostra.

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