L’autore della filastrocca: nessun messaggio d’odio

Mario Cherchi ha scritto il poemetto che avrebbe scatenato l’omicidio di Monni: «Ma quale riferimento alla rissa, sono rime pulite e sincere che parlano di festa»

NUORO. Una poesia in rima dedicata a un gruppo di amici diventata all’’improvviso motivo scatenante di un feroce omicidio. Senza motivo, senza alcuna connessione logica. Soltanto perché un ragazzino di 17 anni, violento e desideroso di vendetta, ha voluto interpretarla a modo suo, coinvolgendo in questa follia il cugino poco più grande, che ha creduto a tutto e l’ha spalleggiato, facendosi portare alla rovina.

Un poemetto ricco di phatos, uno degli oltre duemila che Mario Cherchi, 46 anni, autista e poeta improvvisatore conosciuto in tutta la Sardegna, ha dedicato alla sua terra, al suo paese e soprattutto agli amici. Migliaia di versi che ha recitato alle feste: molto apprezzata quella dedicata alla Madonna del Buon Pastore.

Gli amici per lui sono sacri. Il sorriso stampato sul volto soltanto quando recita le sue rime, mentre per il resto la preoccupazione e il dolore hanno sempre il sopravvento da giorni e lo stanno divorando da quando il suo nome è salito alla ribalta delle cronache per qualcosa che lui, appassionato cantore della sua amata Orune e amante delle rime, mai avrebbe voluto succedesse.

«Non è possibile, non è possibile – ripete in continuazione Mario Cherchi, amareggiato –. La gente deve sapere la verità, tutta la verità e non è giusto che il mio nome possa essere infangato in questo modo. Questa poesia era un regalo che il 21 febbraio 2015 ho fatto agli amici che frequentano da sempre il circolo “il Canneto” in occasione del loro carro allegorico. Ero stato invitato alla festa e allora ho pensato di regalargli il poemetto: basta andare nel circolo e lo troverete, scritto su pergamena con la data, in una cornice appesa nel locale. Leggetela la mia poesia, vi prego e ascoltatela – ha continuato il poeta improvvisatore, che dopo un attimo ha cominciato a declamare le sue rime con una passione commovente e coinvolgente –. Sono rime trasparenti, sincere, pulite – ha ribadito Mario Cherchi, che non riesce a nascondere la profonda amarezza che ha dentro –. Le ho fatte in un contesto di festa, un momento di gioia particolare per tutto il paese a Carnevale. Ho anche ricevuto gli elogi degli amici del circolo».

Il Canneto è un luogo di ritrovo dei giovani di Orune, frequentato in particolare da quelli dai 25 anni in su. Ma Paolo Pinna, nella sua fantasiosa interpretazione della poesia inviata sul gruppo whatsapp “Spuntino maggio”, si era convinto che lì si ritrovassero Gianluca e gli amici coinvolti nel pestaggio del 13 dicembre 2014 e quindi che quei versi fossero dedicati a lui per irriderlo. Ma «s’umile janna si prestat cortese» della seconda ottava non è assolutamente riferita alle Cortes Apertas di Orune, quando Paolo Pinna era stato pestato. Mario Cherchi si riferisce chiaramente all’ingresso del circolo di amici, tanto che nel seguito del suo poemetto sottolinea questa ospitalità. E rafforza questo concetto nel passaggio: «Ma canno falat in cantina ponte chere chi facat po s’ateru mese ca po s’antela de sa coumpanzia restat cuntentu po sa cortesia» che è riferito al fatto che una volta entrato in quel locale, è tanto l’affetto con il quale si viene accolti che si deve pensare a fare il “ponte”, cioè a trascorrerci lungo tempo, addirittura anche un mese per quanto è grande l’accoglienza della compagnia di amici.

Non c’era offesa, non c’era alcun riferimento

alla rissa del 13 dicembre. Anche se per Mario Cherchi, il ragazzo ucciso era come un fratello più piccolo, tanto che la vittima dell’agguato chiamava nonni i genitori del poeta. E Mario Cherchi aveva dedicato a Gianluca una poesia struggente che aveva letto in chiesa il giorno del funerale.

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