Caos acqua, sui conguagli sindaci sardi divisi

L'Anci apre al dialogo con Abbanoa: "Ma il servizio deve cambiare"

CAGLIARI. Il nome che ha suona persino bene. Battezzata Abbanoa, non «Acquedotti di Sardegna», dovrebbe essere se si vuole un suo valore aggiunto. Solo che fra bollette pazze, conguagli che arrivano dal passato, cauzioni improvvise, pasticci politici e contabili vecchi e nuovi, il gestore unico del servizio idrico non riesce proprio a farsi amare. Non ce la fa. È odiata quasi quanto Equitalia, nostro primo incubo postale. Continua a non trasmettere fiducia, Abbanoa, e le sue ultime richieste hanno aumentato la diffidenza e peggiorato i rapporti.

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L’ultimo conto. Come sanno tutti, oltre ai consumi ordinari, ora Abbanoa vuole anche 150 euro una tantum, seppure dilazionati fino al 2019, per arretrati di sei anni fa. Stavolta pare abbia la legge dalla sua parte, però il putiferio è scoppiato lo stesso. Come sempre, ha di nuovo contro i consumatori e le loro associazioni: la rivolta dura da settimane. A essere imbufaliti per la richiesta extra sono anche 362 sindaci, proprietari tra l’altro, insieme alla Regione, della società pubblica per azioni. Dicono e non da oggi che i loro sono uffici sono zeppi di cittadini che protestano per l’acqua, il servizio e le tariffe. Conclusione: dovunque ti giri, tutti ce l’hanno con Abbanoa. Che pure ora è molto meglio rispetto a neanche pochi anni fa, però continua a essere detestata. Una soluzione va trovata, la guerra infinita non ha senso ed è per questo che l’Associazione dei Comuni, presieduta da Pier Sandro Scano, ha messo uno di fronte all’altro i contendenti.

Gli sfidanti. Sul ring affollato di Cagliari sono saliti Alessandro Ramazzotti, amministratore unico di Abbanoa, Paolo Maninchedda, assessore regionale ai Lavori pubblici, e tantissimi sindaci. Se la sono data di santa ragione per quattro ore, senza pensarci troppo e troppo spinti dalla voglia di accusarsi, trovare colpevoli invece che una via d’uscita. Che forse c’è anche per i 150 euro, ma a mancare è stata ancora una volta la reciproca fiducia e senza quella la pace sarà impossibile.

I sindaci. Si sono divisi sul da farsi. C’è chi si è schierato con il mondo in sommossa: «Ai miei concittadini ho detto di non pagare e ricorrere, perché così non si può andare avanti. Abbanoa è solo una cattiva, pessima, implacabile matrigna» .Altri, meno sanguigni, hanno raccontato di aver suggerito il pagamento della prima rata questo mese e aspettare l’esito dei ricorsi per sapere chi ha ragione. Mentre quelli più rispettosi della legge hanno precisato: «D’accordo, questa volta saldiamo il conto. Però Abbanoa deve cambiare subito faccia e modi». Servirà, come auspicato dal presidente dell’Anci, un «immediato tavolo di confronto» non tanto sui 150 euro – che spalmati in quattro anni fanno tre euro al mese e comunque sarebbero rispettosi della legge – ma «sulla qualità dei rapporti futuri fra Abbanoa e il resto del mondo». Con un sintesi estrema, questo il messaggio: smettiamola di prenderci a cazzotti e parliamo.

L’amministratore. Ramazzotti è in carica dal 2014. Il suo primo atto è stato rinunciare al bonus annuale, non gli è bastato per non finire sotto assedio. Ai sindaci si è presentato con il ramoscello dell’armistizio. «Le tariffe mai sono adeguate al costo del servizio, ma ora il nostro sistema si è dato delle regole e le società come Abbanoa cominciano a funzionare, incassare e avere bilanci in attivo. Non facciamoci la guerra e vi chiedo anche di non alimentare scomposti populismi. È accaduto in passato con il deposito-cauzione, poi i giudici hanno dato ragione ad Abbanoa e nei guai ora ci sono solo i cittadini». Ramazzotti è andato oltre: «Centomila utenti su 712mila hanno pagato il conguaglio. Vi prego, non mandate gli altri allo sbaraglio». Poi: «Abbanoa ha ancora molti difetti, ma siamo impegnati con passione in una campagna dove equità, trasparenza e disponibilità al dialogo sono il nostro credo. Se volete, cambiate pure l’amministratore ma non sparate più sulla società che oggi è sana e in pieno recupero». Per chiudere così: «Sindaci, chiamateci e verremo nei vostri Comuni per spiegare che l’unatantum non è un’invenzione, l’ha decisa l’Autorità nazionale».

L’assessore. Anche Paolo Maninchedda ha cercato il confronto, seppure alla fine perderà le staffe con Nicola Sanna, presidente dell’Egas e sindaco di Sassari. Prima dello scontro, le sue parole erano state concilianti: «Abbiamo risanato una società che era disastrata ed evitato il fallimento. Siamo riusciti a ridurre le spese e a rimettere in carreggiata la gestione. Sono ripresi gli investimenti grazie al mutuo acceso dalla Regione e abbiamo un solo obiettivo: rendere il servizio efficace ed efficiente. Ci possiamo riuscire se ci sarà la collaborazione di tutti. Oggi dobbiamo sostenere Abbanoa: è un patrimonio della Sardegna e ha bisogno di fiducia, controlli e partecipazione. Proviamoci». Non sarà facile, ma l’appello – bollette pazze a parte – può essere accolto.

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