Nuoro, l’anima e l’orgoglio

Una grande sfilata tra tradizione e solidarietà ma restano le polemiche

NUORO. Grande successo ieri per la 116esima edizione della festa del Redentore, un omaggio alla identità e alle tradizioni della Sardegna, ancora così vive in quest’angolo dell’isola. Un’edizione particolare, quella del 2016, non solo perché la sfilata dei costumi tradizionali si è svolta per la prima volta la mattina (e non il pomeriggio), lungo un percorso più breve rispetto a quello originario, ma anche perché tutti si sono stretti in un abbraccio simbolico ai comuni colpiti dal sisma. «Il nostro pensiero vola da loro – ha detto commosso il sindaco Andrea Soddu – Il ricavato della vendita dei biglietti per le tribune verrà devoluto ai terremotati». Lo stesso ha fatto il museo archeologico di Nuoro che ha aderito all’iniziativa del ministero dei Beni culturali per contribuire alla ricostruzione dei paesi terremotati. Solidarietà anche dal museo Man che ha deciso di devolvere in beneficenza gli incassi di giovedì scorso. E sempre per ricordare la tragedia, il Coro di Nuoro, al termine della sfilata, nella cattedrale di Santa Maria della Neve, ha intonato l’Ave Maria in sardo.

Il corteo. La sfilata dei costumi è partita alle 10 da via del Lavoro, è proseguita lungo via La Marmora, ha attraversato corso Garibaldi per arrivare alla Cattedrale, in piazza Santa Maria della Neve. Un percorso più breve rispetto a quello originario, poco più di un chilometro, che ha mandato su tutte le furie i cavalieri che, per protesta, hanno disertato in massa la kermesse. Un’assenza, quella dei gruppi a cavallo che tradizionalmente chiudevano il corteo, che non ha però intaccato il fascino della manifestazione. Sessanta i gruppi arrivati da tutta la Sardegna, più i tre nuoresi: Amici del folklore, il Coro di Nuoro e il gruppo spontaneo in costume. Le tribune di via La Marmora e piazza delle Grazie stracolme fin dalle ore prime ore del mattino. Ad aprire la sfilata è stato il carro a buoi di Orotelli. Seguito dagli amici del folklore di Nuoro che hanno incantato gli spettatori con il ballo tondo. Poi nell’ordine, i gruppi di Aritzo, Atzara, Bitti, Pattada, Bolotana, Cabras, Buddusò, Orani, Escalaplano, Codrongianos, Collinas, Cagliari, Mamoiada, Bonnanaro, Desulo, Ghilarza, Fonni, Ittiri, Gavoi, Milis, Meana sardo, Nuxis, Irgoli, Samugheo, Sant’Antioco, Ottana, Sestu, Silanus, Siniscola, Selargius, Ploaghe, Ollolai, Oliena, Teulada e Sarule. E ancora: Villagrande Strisaili, Villasor, Settimo San Pietro, Teti, Villaurbana, Tonara, Tortolì, Quartu Sant’Elena, Sassari, Seulo, Orgosolo, Ovodda, Sorgono, Ozieri, Osilo, Nule, Mores, Orosei, Sennori, Iglesias, Dorgali, Florinas, Bottida e Galtellì.

Il Redentore delle donne. Un tripudio di gioia, musica e colori dove le grandi protagoniste sono state le donne con i loro abiti stupendi e il portamento da regine. Come le donne di Dorgali, meravigliose nei loro costumi impreziositi da gioielli meravigliosi, testimoni della grande tradizione orafa del paese. E quelle di Sennori con i giubbetti ricamati in oro su velluti di sera. Splendide nei loro costumi che stringono il corpo e regalano un portamento regale anche le donne nuoresi con i capelli raccolti sotto la cuffia, sa carretta, e poi, sopra, la benda. E sono state proprio loro a chiudere la sfilata: un lungo corteo di 100 bellissime ragazze che hanno attraversato la città con la fierezza e l’orgoglio tipico delle donne sarde. Ad attenderle, sul sagrato della cattedrale di Santa Maria della Neve, dove hanno ricevuto la benedizione del vescovo di Nuoro Mosè Marcia, migliaia di spettatori.

I cavalieri. Molta delusione, tra il pubblico, per la mancata partecipazione dei cavalieri e delle amazzoni che tradizionalmente chiudevano sfilata. Il Comune aveva deciso di non farli sfilare lungo il corso Garibarldi, per ragioni di sicurezza, relegandoli in un percorso più ristretto. «I cavalieri hanno un posto d’onore in tutte le manifestazioni, da Sant’Efisio alla Cavalcata: è vergognosa la decisione dell’amministrazione di Nuoro», avevano protestato i cavalieri. A nulla è servita la mediazione del sindaco Andrea Soddu che, d’accordo con la commissione provinciale di vigilanza, aveva autorizzato in extremis il passaggio dei cavalieri nel salotto della città, in Corso Garibaldi. «È troppo tardi», avevano protestato. E così ieri, per la prima volta, i cavalli non hanno partecipato alla sfilata del Redentore. «Ci scusiamo con tutto il pubblico che ogni anno attende il passaggio dei cavalieri con grande entusiasmo se quest'anno non hanno potuto sentire lo scalpitio degli zoccoli sull'asfalto. Renderemo onore al nostro Redentore oggi, in occasione della festa religiosa». In 300 accompagneranno

i pellegrini nella processione religiosa che partirà alle 6 dalla Cattedrale per arrivare sul monte Ortobene, davanti alla statua del Redentore. Ai suoi piedi il vescovo Mosè Marcia celebrerà la messa. Ci sarà anche il presidente Francesco Pigliaru. (ha collaborato Stefania Vatieri)

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