«Cacciata perché madre», la battaglia di una sassarese contro la banca

Ex apprendista porta il Banco di Sardegna in tribunale: sono stata discriminata. Udienza il 27 ottobre. «Fertility day? Non scherziamo, prima garantiamo i diritti»

SASSARI. A sentire parlare di “Fertility day” le spunta un sorriso amaro: «Io i figli li ho avuti e guardate cosa mi è successo». Ricorda l’emozione di quel giorno del 2008 quando, fresca di laurea, iniziava a lavorare al Banco di Sardegna. Con lei altri 200 figli di dipendenti: alcuni genitori erano andati in pensione in anticipo per lasciare il posto ai propri eredi. Tra questi, anche la madre di Giuseppina Naimoli, di Siniscola, da diverso tempo residente a Sassari. «Ci dissero che il contratto di apprendistato veniva stipulato solo per un risparmio iniziale e sarebbe durato al massimo quattro anni», racconta Giuseppina. Per lei invece, per via di tre proroghe l’apprendistato è durato 7 anni, sino al febbraio del 2015: «Ma il lieto fine non è stato l’assunzione a tempo indeterminato – dice –. Sono stata mandata a casa, unica tra i 200 colleghi con i quali avevo iniziato».

Perché? Giuseppina Naimoli, che oggi ha 37 anni, ha chiesto spiegazioni «ma non ho avuto alcuna risposta». Lei però ha una certezza: «Sono stata discriminata, mi hanno cacciata perché durante l’apprendistato ho avuto due gravidanze e mi sono assentata per la maternità. Ho goduto dei diritti previsti dalla legge, nulla di più. Per questo ora voglio giustizia». Giuseppina ha portato il Banco di Sardegna in tribunale: la causa ha segnato un primo punto a favore dell’istituto di credito, «ma la battaglia è lunga e io andrò sino in fondo», dice Giuseppina, assistita dall’avvocato Vittorio Perria.

Apprendista per 7 anni. «Il contratto da apprendista – spiega l’avvocato Perria – è definito dalla legge a tempo indeterminato ma ha una particolarità: il datore di lavoro può recedere dal rapporto senza spiegazioni. A meno che il lavoratore non lamenti una discriminazione. È questo il caso della mia assistita: noi riteniamo che la Banca l’abbia allontanata per via delle numerose assenze legate alle due maternità e alle malattie dei figli. Assenze recuperate sino all’ultimo giorno durante le proroghe dell’apprendistato. In caso di ipotesi di discriminazione il lavoratore ha diritto a una motivazione: l’istituto di credito sinora non ha voluto fornirla». A febbraio un primo decreto ha stabilito che nei confronti di Giuseppina Naimoli non è stato commesso alcun abuso perché altre colleghe che hanno avuto figli durante l’apprendistato sono state assunte. «Ma il mio caso è diverso – racconta Giuseppina – perché solo a me hanno fatto recuperare tutte le assenze. E solo io, nel corso dei 7 anni, sono stata trasferita più volte, cambiando 8 volte ufficio e mansione. Solo io non avevo una scrivania fissa e un compito stabile».

Le maternità. La prima nel 2011, la seconda nel 2013. «Nel primo caso sono stata via per 10 mesi – dice Giuseppina – quando è nato il secondo bimbo sono invece rientrata alla scadenza dei tre mesi, proprio perché la volta precedente non mi era piaciuta l’accoglienza piuttosto fredda che avevo ricevuto. Ma nessuno, in questi anni, mi ha fatto capire che non sarei stata confermata. Anzi, poco prima del licenziamento mi è stato concesso un prestito di 30mila a tasso agevolato. E una settimana prima della “cacciata” ho seguito un corso di aggiornamento per rapportarmi al meglio con i clienti. Poi il 27 febbraio 2015 sono stata convocata nell’ufficio di un superiore e mi hanno comunicato la conclusione del rapporto di lavoro. È stata una umiliazione terribile».

La Banca. L’istituto di credito, interpellato sulla vicenda, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Il 27 ottobre

è fissata la prossima udienza in tribunale a Sassari. «Io aspetto con fiducia », dice Giuseppina. Che poi ripensa al ministro e al Fertility day: «Il governo pensi a tutelare le donne e a fare in modo che i diritti delle madri non vengano calpestati. Altrimenti si parla di cose senza senso».

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