le reazioni

Il presidente della Cooperativa: «Per noi questa è una mazzata»

ARBOREA. Ogni mungitura viene monitorata, nell’isola felice delle mucche dove da qualche giorno qualche mucca è un po’ meno felice delle altre. Lo sono senza dubbio i titolari di allevamenti che...

ARBOREA. Ogni mungitura viene monitorata, nell’isola felice delle mucche dove da qualche giorno qualche mucca è un po’ meno felice delle altre. Lo sono senza dubbio i titolari di allevamenti che hanno investito una vita in qualità e tecnologia. E spesso hanno raccolto la scommessa dei genitori, se non dei nonni.

«Nessuno sarà lasciato da solo, stiamo seguendo i nostri associati e pensiamo che in pochi giorni tutto potrà essere risolto», dice Gianni Sardu, presidente da quasi cinque anni della Cooperativa degli allevatori. Sono in 240, la gran parte delle aziende nella piana di Arborea ma soci distribuiti in tutta l’isola: ogni giorno vengono conferiti mediamente 524 mila litri di latte prodotto in allevamenti specializzati e selezionati che contano circa 50mila capi di bovini di razza Frisona e Brown Swiss. Solo ad Arborea, 35mila mucche, di cui 20mila in lattazione. Il Gigante bianco raccoglie circa l’80 per cento del latte di vacca prodotto in Sardegna, per un volume annuo di 191 milioni di litri di latte.

Questa mazzata non ci voleva. «Ma il sistema dei controlli ha funzionato. Purtroppo, fino a quando non sarà tutto chiarito, bisognerà buttare il latte proveniente dalla produzione degli allevamenti contaminati». Il presidente della coop non vuole sbilanciarsi sulla radice del problema: la partita di mangime contaminato. «Io non escludo che il mangime fosse nei termini di legge. Ma la normativa è veramente complessa nei meccanismi che riguardano i parametri e quello che è successo può essere una conseguenza di questo». Quindi, fa una professione di buona fede per conto terzi: «I nostri fornitori sono serissimi, e non producono la farina di mais. La comprano, sono farine che arrivano da diverse parti del mondo. Questo vuol dire che anche loro sono vittime di quello che sta succedendo». Sardu ha una settantina di vacche, non è tra gli sfortunati di questa partita. Che arriva in un momento impegnativo. «Certo che i soci coinvolti in questa storia la vivono male. Ci sono sacrifici grandissimi dietro le aziende. E il prezzo del latte è ai minimi storici». Quest’anno la 3A ha pagato ai soci conferitori un prezzo di 36 centesimi e mezzo al litro. Sempre meglio di come va nel resto d’Italia, dove il latte vaccino vale 33 centesimi al litro. Ma appena due anni fa il prezzo era di 43 centesimi al litro: due anni fa, ma sembrano anni luce lontani. «Si produce troppo latte rispetto a quello che si consuma»,

dice ancora Sardu. Complice un trend mondiale che individua nell’uso, o meglio nell’abuso del latte e nei suoi derivati la responsabilità di alcune patologie. La realtà nuda e cruda è che Arborea soffre. E ora, ci si mette anche l’aflatossina M1.(si.se.)

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